martedì 1 agosto 2017

Abruzzo estate 2017 - cammino dei briganti






"Camminante, son tus huellas el camino y nada mas.
Caminante, no hay camino, se hace camino al andar".

"Viandante, sono le tue orme il cammino, e niente più.
Viandante, non esiste cammino, il cammino si crea camminando".
(Antonio Machado, Cantares )

Paolo Rumiz ha scritto: " è più facile che un lombardo conosca l'Indonesia che l'Abruzzo".
Anche se non sono mai stata in Indonesia ma cmq in posti a latitudini decisamente diverse, è quindi decisamente vero anche per me.
Sulla carta questo cammino non è spirituale, infatti non c'è di mezzo nessun santo; ma come si fa a dire che un cammino non è comunque spirituale, quando ti confronti con il tuo corpo, la tua forza e capacità di resistenza, la natura circostante  e i pensieri che nascono dentro di te passo dopo passo?
Forse non è possibile separare la parola cammino dalla parola spirituale, non c'è l'uno senza l'altro.

Un po' di storia sul cammino dei briganti che io e Monica andiamo ad iniziare.
Siamo nel periodo attorno all'Unita' d'Italia, tra il 1861 e il 1870. In questa zona, tra Marsica e Cicolano, passava il confine tra il Regno Borbonico delle due Sicilie e lo Stato Pontificio e molti si ribellarono al nuovo status, cioè l'arrivo dei Savoia e della sua Guardia Nazionale. Dandosi alla macchia, uomini e donne si trasformarono in clandestini e quindi in briganti. Non riuscirono a prevalere sull'esercito del nuovo regno d'Italia ma rimane comunque la loro storia e il tentativo di fare i partigiani, di lottare X la propria terra. E rimangono ovviamente i territori X cui hanno combattuto, che forse non sono così cambiati da allora.

E adesso un po di geografia... 

Da Wikipedia: 

(In questo momento Wikipedia  è il posto più comodo dove andare a cercare una definizione, nella fattispecie quella del luogo da cui parte la nostra- mia e di Monica - esplorazione dell'Abruzzo).

La Marsica è una subregione dell'Abruzzo montano che comprende trentasette comuni della provincia dell'Aquila per un totale di circa 134 000 abitanti. Il suo centro principale è Avezzano, considerata città-territorio. Posizionata al confine dell'Abruzzocon il Lazio è collocata intorno alla piana del Fucino, tra il parco nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise, la piana di Carsoli e la valle Roveto. Confina a nord con l'aquilano, ad est con la valle Peligna, a sud con la Ciociaria e la catena montuosa degli Ernici, infine ad ovest con le catene montuose dei Càntari, dei Simbruini e con l'alta valle dell'Aniene.

La Marsica deriva il suo nome dall'aggettivo Marsicus, relativo ai Marsi, popolo italico di lingua osco-umbra, stanziato nel I millennio a.C. nel territorio circostante il lago Fucino.

Libri da cui cominciare il nostro viaggio:

"Fontamara" di Ignazio Silone

"Il respiro leggero dell'Abruzzo", racconti a cura di Dacia Maraini e Paolo Di Paola.

Orizzontalità e verticalità 

Una bella riflessione tratta da un libro che sto leggendo, scelto in occasione di questo nuovo cammino: "il sogno del drago - dodici settimane sul Cammino di Santiago da Torino a Finisterre" dello psicoatleta Enrico Brizzi, ed. corriere della sera. Una riflessione sul camminare versus andare in montagna.

Franco Brevini in "alfabeto verticale" scrive: "non è un caso che l'alpinismo sia nato nell'età del trionfo dell'individualismo, mentre in epoche precedenti nessuno aveva mai manifestato alcun ragionevole interesse verso realtà tanto scomode e pericolose come le montagne. (...) lo scalatore incarna una nuova individualità eroica, che vuole affermare titanicamente se stessa, conquistando la natura là dov'è essa appare più spaventosa e indomabile".

Secondo lui, in ultima analisi, Comici, Bonatti, Maestri, Casarotto e gli acrobatici climber delle ultime generazioni sono legati in maniera indissolubile dalla comune fedeltà al pronome della prima persona singolare.

Continua Brizzi: "ti appare mirabile che, per analogia e per differenza, queste stesse categorie illuminano alla perfezione l'universo di voi "orizzontalisti" del XXI secolo consacrati ai viaggi a piedi.

Anche voi andate in cerca del sublime, così come lo descrive Kant, ovvero di quelle cose che "elevano le forze dell'anima a di sopra della mediocrità ordinaria, e ci fanno scoprire in noi stessi una facoltà di resistere interamente diversa, la quale ci dà il coraggio di misurarci con l'apparente onnipotenza della natura".

A differenza dei vostri cugini alpinisti e arrampicatori, però, non vi caricate uno zaino in spalla per sfidare in solitudine il rischio della morte improvvisa; all'io del verticali sta, creatura minuscola e vulnerabile appesa a una parete strapiombante, pronta a trasformarsi in muscolare eroe eponimo di una nuova via, opponete un plurale "noi", scheggia di popolo in marcia lungo percorsi battuti dalle moltitudini del passato e ormai bel segnalati, che il punto non è dimostrarsi unici, speciali o fortissimi, ma umili a sufficienza da rinunciare agli allori come a un orpello del passato, capaci di condivisione, interessati all'altro.

È questo lo spirito più autentico del vostro tempo: imparare daccapo a stare assieme, fare squadra, spronarli a vicenda, conoscersi e riconoscere che non si è poi così diversi dagli altri. (...)

Se i vostri percorsi hanno qualcosa di grandioso non è certo la difficoltà; la vostra "facoltà di resistere" si misura con la durata degli itinerari, la capacità di adattamento sul lungo periodo e l'abilità nel distinguere le orme di quanti vi hanno preceduto. E anche quando si parte da soli, come ben sapevano i pellegrini medievali, si va sempre in cerca di un compagno col quale condividere la strada, o perlomeno di sguardi, racconti, situazioni umane in grado di caricare il viaggio di senso.


Primo giorno

Roghi

Usciti dalla cocente Roma, il primo spettacolo che ci presenta all'altezza di Tivoli è la collina che brucia. Tutta la natura è gialla, cotta dal sole; vedere dall'autobus le fiamme che lambiscono le case fa impressione e sulle strade è un continuo passaggio di sirene dei pompieri o della protezione civile. Il bus deve deviare il percorso, le strade sono bloccate, l'autostrada è sovrastata dal fumo e sopra le teste ci passa un elicottero con il suo carico d'acqua. Alla sera veniamo a sapere che a Tivoli ci sono stati due morti.

Acqua 

Arrivati al primo b&b del nostro percorso, ci rendiamo conto che la situazione è drammatica anche per le famiglie e quindi per le strutture ricettive perché non c'è acqua e ci viene chiesto di limitarne il più possibile l'uso in camera. Oggi hanno dovuto richiedere una cisterna. Temo che troveremo lo stesso problema anche più avanti, lungo il cammino. E invece non è proprio così. Con l'entrata nel Lazio la questione cambia, qui c'è acqua e nel giro di pochi km passi da paesi che hanno l'acqua razionata tutto l'anno a paesi con piscine e che innaffiano il giardino due volte al giorno.

Turismo

Noi abbiamo scelto questo percorso in primis per proseguire la nostra propensione verso i cammini e poi per aiutare il turismo e quindi l'economia di una zona danneggiata dal terremoto. A detto del nostro gestore di b&b, Sembra però che siano stati poche gli italiani a pensarla come noi; qui speravano che, dopo la Toscana, ormai sovraffollata, la gente si orientasse su Umbria e Abruzzo e invece purtroppo non è così. Il risultato è che l'economia non gira e la gente abbandona queste terre. L'unica cosa che sta portando gente da queste parti è appunto il cammino dei briganti. Partito inizialmente come percorso da farsi con gli asini, adesso invece si è aperto ai semplici camminatori e forse sta funzionando.


Secondo giorno

Prima tappa, da Casale le crete, fino a Poggio Filippo, San Donato, sarzano e infine Santo Stefano di Marie. Tappa media, circa 20 km ma avendo fatto delle deviazioni non siamo in grado di quantificare esattamente. Appena uscita da casale le crete non abbia o trovato le indicazioni che ci avevano dato è abbiamo fatto un altro percorso. Siamo cmq arrivate. Tappa caratterizzata soprattutto nella seconda parte dal gran caldo e dal sole che ci ha cotto il cervello con poco riparo.

Stamattina abbiamo scoperto che luca e Fabiana, i gestori de le crete, sono quelli che hanno contribuito a riscoprire questo cammino e hanno anche scritto il libro. Qui l'acqua va usata con molta parsimonia.

La nota positiva è aver trovato un B&b a San Donato dove abbiamo pranzato nella casa dei due gestori, Marcello e Giulia. Ottimo pranzo con prodotti della terra (ci hanno chiesto una offerta). Questa coppia di giovani pensionati ci ha colpito perché da un anno hanno deciso di accettare la sfida di aprire  un b&b ma soprattutto hanno la giusta mentalità e iniziativa su come attirare il turismo, sul fatto che il turismo e quindi il cammino può essere un giusto rilancio X una terra abbandonata da tutti, in primis i giovani, dove tutti i campi coltivati sono ormai stati abbandonati e si preferisce spostarsi nelle città un po' più grosse o a Roma a fare affari. Dopo pranzo Marcello ci accompagna con la sua jeep che sale i pendii più verticali in cima alla collina sopra San Donato da dove si domina tutta la valle e si possono vedere anche le ns destinazioni odierne ad eccezione di santo Stefano, dietro la collina.



Compagni

Stasera abbiamo conosciuto i primi compagni di cammino: una coppia padre-figlio, Massimo e Alessandro, di settimo milanese e una coppia di Roma, Fabrizio e Angela. Oggi hanno fatto tutti la prima tappa di 5 km... Ci hanno guardato strano quando abbiamo detto loro i km che avevamo fatto oggi...

Terzo giorno

Tappa da Santo Stefano di Sante Marie a Nesce, via Valdevarri e Poggiovalle, 14 km.

Percorso un po' impegnativo per il dislivello (comunque non esagerato) e il caldo, ancora molto forte. Fortunatamente oggi troviamo un po di fontanili e quindi la riserva d'acqua e la possibilità di refrigerarsi sono garantiti. Oggi percorriamo buona parte della tappa con Massimo e Alessandro, padre e figlio conosciuti ieri; a Poggiovalle ci raggiunge la coppia romana. A Nesce dormiamo tutti nella tenuta Morelli, assieme ad una coppia, questa volta di madre e figlia.

I paesi che attraversiamo sono veramente quasi deserti, per lo più abitati da vecchi o da romani che vengono qui X le vacanze. Roma dista solo un'ora. Il problema è che nessuno di questi villaggi ha un posto di ristoro, un bar, un negozio. Non c'è niente!!! Io elemosino un frutto ad una signora e arrivo a fine tappa morta di fame. Anche le birre, il nostro integratore preferito, scarseggiano e questo è un vero dramma...


La sera ci troviamo a trascorrere cena e dopocena noi otto viandanti. Prima di cena abbiamo il tour turistico col signor Morelli che ci illustra alcuni pezzi archeologici di sua proprietà trovati nella zona. La sua tenuta èveramente enorme e racchiude dei casali molto belli che lui vorrebbe restaurare. Tutto questo paese gira attorno alla storia della famiglia Morelli che sono sì stati dei tenutari della zona ma hanno anche avuto dei rapporti coi briganti, probabilmente loro dipendenti. Hanno portato l'acqua in questo paese e una foto del 1907 raffigura l'inaugurazione del fontanile al centro della piazza. 

L'agriturismo è ornato di mobili antichi e oggetti della tradizione ma la cifra caratteristica di questo posto è la cuoca Franca, donna sarda probabilmente sposata con uomo in loco, molto originale, servile ed ospitale, che cucina benissimo. Una vera sagoma!

Nella foto il gruppo degli otto con la cuoca Franca, quella col cappello da cuoca!


Quarto giorno

Da Nesce a Santa Anatolia, via Villarose e Spedino, circa 17 km

Abbandoniamo la nostra Castellana Carmen, nobile acquisita X matrimonio con il sig. Morelli, per fare una tappa di media lunghezza e con un dislivello medio-basso ma quasi completamente esposta al sole. Oggi è ancora una giornata molto calda e ne soffriamo tutti.

Ormai il gruppo di viandanti si è attestato sugli otto elementi e lo spirito è quello dei veri cammini: solidarietà, confidenze, amicizia, unità, condivisione. E meno male che viaggiamo assieme perché in alcuni punti il sentiero è di difficile interpretazione e onestamente mi sarei persa...

Dopo un frugale pranzo a Spedino, l'unico villaggio nei dintorni che offre un bar, ci dividiamo: Alessandro e massimo, Angela e Fabrizio vanno a Cartore mentre noi con Giada e la mamma andiamo a Santa Anatolia dove ci aspetta la Tenuta Placidi che tiene abbastanza fede al nome altisonante ma soprattutto ha la piscina! La colazione invece lascia molto a desiderare.

Questo paese offre un bar alla pro loco che apre quando la donna che lo gestisce non si addormenta... e un solo ristorante che magari, tipo stasera, chiude per una festa privata...


Quinto giorno

Trasferimento da Santa Anatolia a Cartore, gita al lago della duchessa, 12 km circa


Da ieri siamo nel Lazio e precisamente nel Cicolano, domani torniamo in Marsica e quindi in Abruzzo.

Oggi gita solitaria verso il lago della duchessa, il dislivello è troppo importante per Monica che quindi riposa a Cartore.

La salita è molto diretta e sale velocemente all'interno di una bellissima faggeta con una umidità spaventosa. Si sbuca su un bel pianoro che sale più dolcemente verso il lago della duchessa che ormai è uno stagno, visto che non piove da mesi.  Gli animali presenti sono mucche, cavalli con il campanaccio al collo e pecore.


Con due ragazzi romani raggiungo il cocuzzolo dei briganti, da dove si domina la valle e i briganti potevano vedere se qualcuno entrava nella vallata. Al ritorno mi fermo a mangiare da Americo, il mitico casaro presente anche sul libro del cammino, che mi fa vedere la sua riserva di formaggi(quest'anno non ha fatto quasi niente), me ne regala anche un pezzo e mi invita a pranzo. Così mi ritrovo a mangiare in un casale con un signore e i suoi tre amici assieme ai tre nipoti di Americo.È incredibile come questi sconosciuti mi abbiano fatta sentire a casa offrendomi i prodotti della loro terra, i racconti della loro terra, le loro storie di vita, passate e presenti. Li lascio con la promessa che ritornerò. Chissà... È stato un incontro magico, veramente speciale e la sensazione non mi lascia per tutto il viaggio di ritorno.


Cartore è proprio un posto speciale, un bellissimo borgo abitato da quattro persone. Tutto il resto è adibito agli ospiti. Il ristorante legato al b&b è veramente ottimo e serve piatti speciali. Stasera a cena ritroviamo con piacere Massimo e il figlio Alessandro che dormono con noi perché oggi si sono persi e si aggiunge Filippo da Pesaro, che di cognome fa - manco a dirlo - Briganti.


Sesto giorno

Da Cartore a Casale Le Crete via Rosciolo, Magliano de Marsi, Scurcola Marsicana, 23 km

Lasciamo Cartore dopo una bella chiacchierata con Marco che gestisce camere e ristorante in questo bellissimo borgo, che ha messo da parte la sua laurea in ingegneria informatica per buttarsi in questa attività con la compagna Anna.

Da Cartore al passo delle forche abbiamo la compagnia della pioggia che finalmente scende su questa terra, ma ancora troppo scarsa. Ritorniamo in Abruzzo e passiamo da Rosciolo, bel borgo medievale unico sopravvissuto  al disastroso terremoto del 1915. 


Da qui continua una lenta discesa a valle prima a Magliano dove mangiamo e incontriamo di nuovo Filippo che ci accompagna fino a Scurcola. 

L'ultimo pezzo nel bosco fino a Sorbo e infine Le Crete sembra non finire mai... Arrivati al Casale il cammino finisce dopo una tappa lunga e varia.


Settimo giorno

Oggi giornata dedicata al trasferimento da Casale le crete a L'Aquila, con tutti i mezzi pubblici che troviamo a disposizione. Riusciamo ad evitare fino a sette ore di viaggio (!) avendo anche il tempo di visitare Tagliacozzo che è veramente carina e viva, classico borgo sviluppato sul verticale, come spesso accade qui in Abruzzo.
Camminare per L'Aquila è misurarsi con una realtà che noi non riusciamo a capire completamente. Non so com'è vivere in una città colpita dal terremoto. Metà forse dei palazzi di questo magnifico centro storico sono stati ristrutturati molto bene e hanno riacquistato il loro splendore, il resto è ancora puntellato e coi ponteggi e lo splendore si intravede. La sera qualche ristorante e locale consentono un po' di vita notturna ma il giorno in cui L'Aquila risorgerà è ancora lontano...
È stato doveroso per noi venire a L'Aquila, non potevamo venire in Abruzzo e non passare di qui.


Ottavo giorno

Trasferimento da L'Aquila a Santo Stefano di Sessanio nel parco del Gran Sasso



Finire un cammino è sempre un po' un lutto e anche se la vacanza non è finita rimane la nostalgia di una magia che si è rinnovata un'altra volta ma poi si è di nuovo dissolta e tornerà solo con il prossimo zaino e il prossimo cammino. Le nostra scarpe hanno ancora un po' di km da percorrere ma quella sensazione è ormai rimasta alle nostre spalle.
Lasciamo L'Aquila con il fiato e il cuore sospesi. Oggi la nostra meta è raggiungere il Gran Sasso dove ci fermeremo per ben tre giorni nello stupendo borgo di San Stefano di Sessanio da cui si dipanano molti sentieri. Anche qui ci sono i segni del sisma; il più evidente è il crollo della torre medicea che era uno dei simboli del villaggio. Ci si perde nelle viuzze che salgono e scendono. Notiamo che questa è decisamente una meta molto turistica e c'è parecchio movimento.
In questo viaggio abbiamo scoperto che è più facile, coi mezzi pubblici, girare l'Italia da nord a sud che da est a ovest.

Nono giorno

Rocca Calascio, Calascio e ritorno a Santo Stefano, a naso sui 15 km



A pochi km da Santo Stefano ci sono i resti di una bella Rocca le cui origini arrivano all'anno Mille ma in seguito è stata ampliata e rifatta anche a seguito di sismi disastrosi nel '400 e nel '700 dalla famiglia Piccolomini prima e Medici dopo. Ci sono dei volontari che fanno la visita guidata, fanno piccole manutenzioni e vendono prodotti X autofinanziarsi. 


Oggi è ferragosto e tanti hanno scelto di venire qui a fare la gita fuori porta o il picnic invece di passare le ore con le gambe sotto il tavolo.
Questa Rocca è legata a molti film, il più famoso Lady Hawke, che io non ho visto. Questa zona, essendo un altipiano molto brullo, è usata come location per molti film western.
Noi posticipiamo il pranzo di ferragosto alla sera. A pranzo ci siamo concesse un piccolo panino con il formaggio di Americo, un uovo sodo e mezza mela...


Dalla Rocca si vede il Corno Grande, 2mila9cento e qualcosa, la vetta più alta degli Appennini ma vi si accede da Campo imperatore e purtroppo per andarci dovremmo tornare a L'Aquila. Girare l'Abruzzo solo coi mezzi non è agile...



Decimo giorno



Oggi ultimo giorno dedicato al camminare. La meta è un lago ma dopo un bel po' la traccia si perde nel prato e non si capisce più dove andare. Vaghiamo un po' per i monti ma ritroviamo la strada del ritorno. Anche senza meta, abbiamo camminato parecchie ore e alla fine la stanchezza si sente, soprattutto perché X tutto il giorno non troviamo alberghi sotto cui ripararci. A fine giornata siamo mezze ustionate e con dei segni imbarazzanti che domani al mare ci renderanno ridicole...
Concludiamo la nostra sosta a Santo Stefano con una cena nel ristorante del camping, lo stesso di ieri sera. Si rinnova il piacere di cibo tanto buono e dopo un ultimo giro in piazza a nanna. Siamo stanche morte e domani ultimo trasferimento al mare!


Undicesimo giorno

Trasferimento da Santo Stefano di Sessanio a Montesilvano, via L'Aquila

Nella sosta a L'Aquila abbiamo tempo di visitare la Basilica di Collemaggio, bellissima chiesa del '200 voluta da Celestino V, rimasta danneggiata dal sisma  del 2009 e quindi chiusa X restauro. La vista della sola facciata merita comunque la visita.È l'ultimo sprazzo di vero Abruzzo che vediamo prima di catapultarci sulla costa. È vero, siamo ancora in Abruzzo ma il mondo dove siamo ora non c'entra niente con tutto quello che abbiamo lasciato alle spalle, i monti, i borghi, l'ospitalità della gente, la pace e la serenità, il cielo stellato, i silenzi. Qui siamo due marziane e la sensazione di straniamento è totale. Siamo al sesto piano ma si sente la musica che arriva da un bagno sotto e... Vorrei tornare al vero Abruzzo. Che nostalgia!


Dodicesimo e tredicesimo giorno 

Gli ultimi due giorni sono dedicati al riposo totale. Siamo totalmente spiaggiate su due lettini quasi di fronte al mare e i gestori del bagno ci hanno praticamente adottato con la loro cordialità e ospitalità. Come sempre in questi casi l'unica preoccupazione è quando fare il bagno, mettere la crema o andare a mangiare o a dormire. Diciamo che questo riposo ci voleva ma vorremo tanto tornare indietro all'Abruzzo che abbiamo lasciato alle nostre spalle.

In queste vacanze ho scoperto un pezzo d'Italia che non conoscevo  e che adesso ho tanta voglia di conoscere meglio. Ho incontrato bellissime persone, ho visto luoghi inaspettati, borghi di una terra italica ormai dimenticata e abbandonata, che forse non ha ancora trovato il momento giusto per emergere e per investire nel turismo ed è ancora una gemma non tagliata. Il terremoto la rende una terra fragile, che scatena tante paure e forse anche giuste prudenze. Ma abbandonarla e dimenticarsi di lei sarebbe un crimine.





domenica 4 giugno 2017

2-4 giugno 2017 nel Carso sulle orme della prima guerra mondiale

Questo ponte del 2 giugno è dedicato alla prima guerra mondiale e al Friuli, posto a me sconosciuto.
La prima tappa è Monfalcone, da cui partiamo X visitare il Parco tematico della Grande Guerra, posto di trincee e camminamenti. Il caldo è notevole e immaginare la vita di un soldato su questo terreno è comunque molto difficile. Il punto di arrivo è il sacrario di Redipuglia, visita ancora più sentita se fatta il 2 giugno.


La seconda tappa è in territorio sloveno, lungo l'Isonzo, quella che fu la linea del fronte italo-austriaco prima di Caporetto. Camminando nel bosco ogni tanto si trova una grotta, usata come cannoniera, che sbuca sopra l'Isonzo. Verdissimo. La meta è il monte Sabotino, conquistato dagli italiani nell'agosto del 1916 e poi forse riperduto e riconquistato e come tutto da queste parti in guerra a costo di un sacco di morti.


La sera è dedicata a Trieste, bellissima, ha tutto il fascino degli Asburgo e dell'impero che aveva qui il suo sbocco sul mediterraneo. Piazza Unità d'Italia è veramente un gioiello.


La terza tappa è la Val Rosandra, ad un passo da Trieste (ci si arriva con il bus di città), un polmone verde dove la Slovenia è sempre dietro l'angolo, da qui la vista sulla città di Trieste è notevole e lo sguardo arriva fino a Capo d'Istria. Incrociamo fiumi che spariscono, laghi che vengono ingoiati, ferrovie che diventano piste ciclabili ma anche le famose foibe, in particolare quella di Basovizza.

Sergio 
Entrambe le ns guide si chiamano così, anche se sono due persone completamente diverse. Il primo molto riservato e silenzioso, un po' troppo per una guida, ma molto esperto sulla prima guerra mondiale.
Il secondo molto logorroico, molto più colloquiale, anche lui un pozzo di conoscenza.
Entrambi legati al gruppo CAI XXX ottobre, perché lì la grande guerra è finita in quel giorno.

Personaggi 
Ing. Gavotti che ha reso glorioso il genio militare  durante la grande guerra.
Enrico Comici, glorioso alpinista del friulano triestino. Da qui sono arrivati altri grandi alpinisti, tutti si allenavano in Val Rosanda.
Enrico Toti
Ferroviere romano perse una gamba sul lavoro. Si fece costruire una bicicletta apposta con cui percorse l'Africa da Tunisi al Capo di buona speranza. Scoppiata la guerra, decise di arruolarsi  ma fu più volte respinto, fino a quando fu ammesso come portalettere al fronte.Morì il 16 agosto 1916 durante l'offensiva del Sabotino. 

martedì 25 aprile 2017

Bury St Edmunds, Suffolk, UK - 23rd of april/6th of may 2017

Io e Paolo abbiamo l'incarico di accompagnare una classe, 18 ragazzi/e della la seconda salabar in Inghilterra X una vacanza studio-lavoro. Siamo a Bury St Edmunds nel Suffolk, sud est dell'Inghilterra. Ridente cittadina turistica con le rovine di una abbazia, un apprezzabile centro storico, una brewery e una fabbrica di zucchero. In città dopo due giorni ci si orienta facilmente, offre molti negozi carini e comunque è ben fornita. Ottimo X poter lasciare i ragazzi in libertà senza doverli cercare nella grande città.
La classe è a scuola tutto il giorno, tre ore al mattino e tre ore al pomeriggio, tranne tre che lavorano mezza giornata. Siamo tutti in una casa dove siamo solo noi e dove dobbiamo ovviamente fare i guardiani del faro...

Apex 
È il centro civico dove io e Paolo ci rifugiamo quando siamo stanchi e ci vogliamo riposare o non sappiamo cosa fare. È una bellissima struttura al centro di un centro commerciale dove c'è ovviamente un bar dove rifocillarsi e al piano di sopra delle comode poltr con vista piazzetta. Su questa balconata fanno varie attività come corsi di danza X anziani, alcuni giocano a scacchi e di fianco a noi tre signori studiano il greco. E poi è ad un passo dalla ns scuola e quando piove o dobbiamo lavorare è un ambiente veramente confortevole. 


Market
Una delle attrattive di Bury è il mercato, ogni mercoledì e sabato. Non è particolarmente caratteristico però ha qualche spunto interessante: bancarelle di frutta e verdura di produzione locale, venditori di piante, piantine e fiori, un po' di abbigliamento stile british, tanta carne, anche di alce e animali vari. Peccato che ad un certo punto inizia a diluviare e grandinare... I ns ragazzi stamattina sono in giro X il mercato, chissà. Il loro prof dà loro un sacco di incarichi in cui devono interagire con le persone del paese. Tra le varie bancarelle di street food ne troviamo una di cibo thai. Very good! Per implementare il pocket lunch inglese abbastanza scarso...

Mi sono resa conto di aver interrotto bruscamente questo blog. Diciamo che le vicende si sono succedute con molta velocità e io e Paolo abbiamo avuto molto da fare, compreso il rimpratrio di una allieva...
Concludo solo che sono state due settimane molto impegnative.

venerdì 24 marzo 2017

Auschwitz 2017

Dopo 4 anni (mi pare) si ritorna in Polonia con la scuola a visitare Auschwitz.
E di nuovo si arriva sul treno della memoria, che parte dal binario 21 della stazione centrale di Milano. Quest'anno solo il ritrovo era al binario 21 ma la simbologia si è mantenuta.


Gli allievi sono 8: 5 sala bar, anna, annalara, Nicolò, Manuel e Carmen, e tre elettricisti,Kevin, Gianmarco e segundo. Io sono l'unica insegnante dell'ENAIP.


Il treno è composto da 15 carrozze, dalla a alla q. Siamo una comunità di 730 persone, studenti delle scuole superiori della regione Lombardia, insegnanti e gente varia, pensionati, tesserati dei sindacati. 
Il libro che mi ha accompagnato quest'anno è scritto dal nuovo direttore del Memoriale di Auschwitz, Piotr, con ottime riflessioni sul perché andare a visitare questo sito e sul suo significato.  "Non c'è una fine", si intitola così. Come se non si dovesse mai smettere di ricordare, ricordare quello che è stato, ricordare quello che sembrava inimmaginabile. Portare ragazzi (come i miei sgarrupati alunni) al Memoriale è proprio questo, fare una iniezione di ferro alla loro memoria ma anche a quella dei loro genitori e dei loro figli che verranno. 



Oggi ho visto una Cracovia che non avevo visto l'altra volta, decisamente una città interessante con un sacco di storia da offrire. Anche se tutto quello che è stato costruito qui e' stato nel corso del tempo distrutto da teutonici, austriaci e ovviamente i nazisti. Ho visto ad esempio il castello di Wawel, bellissimo esempio della potenza polacca nel rinascimento, anche grazie ad architetti italiani. Poi rovinata dall'arrivo e dalla conquista degli austriaci a fine ottocento. Qui è conservata la Dama con l'ermellino di Leonardo, che anche quest'anno non sono riuscita a vedere...
Ho visto meglio il quartiere ebraico di Kasimiez, in parte set del film Schindler's list, compresa la parte legata al cibo di strada tipico di quel quartiere e alla sua vita notturna.
Ho visto meglio la piazza dove c'è il mercato coperto che è il cuore di Cracovia.
Sabato sera abbiamo anche un po' apprezzato la vita notturna del centro, ovviamente caratterizzata da alcol e quindi ubriachezza molesta varia...



Ieri sera uscire coi ragazzi ci ha permesso di decantare un po' le emozioni della visita ad Auschwitz I e a Birkenau. Già sulla rampa di uscita da Birkenau, dopo la cerimonia di commemorazione e il suono del violino di Eva Levi, abbandonato in silenzio il memoriale lungo il tragitto del binario si iniziava lentamente a riemergere in superficie,  con le parole, le risate, gli sguardi. 
Non ho raccontato del vìolino che ci ha accompagnato in questo viaggio. Eva Levi, ebrea di Torino e rifugiata a Tradate, viene tradita da un vicino di casa e arrestata con la famiglia. Alla stazione di Tradate solo il padre viene salvato dal capostazione (ora Giusto tra le Nazioni) e lei viene deportata ad Auschwitz assieme al suo violino. Lei muore ma il suo violino viene ritrovato spezzato dopo la guerra e restaurato a Cremona. Al suo interno un biglietto scritto probabilmente dal fratello con sei note scritte a canone inverso, con il numero di matricola di chi l'ha scritto e la scritta "der musik macht frei". 


Dopo 73 anni il violino è tornato ad Auschwitz ed ha suonato. 



Rispetto alla precedente visita ad Auschwitz I ho visto la baracca gestita da Israele, molto suggestiva, con filmati di famiglie ebree prima della persecuzione e poi video della Germania hitleriana.


A Birkenau ho visto anche la zona Sauna dove le persone venivano spogliate, lavate, registrate e tatuate. Ho visto anche i resti delle prime camere a gas, un po' esterne rispetto al resto del campo. Per arrivarci però ho attraversato campi circondati da betulle con daini e leprotti...


martedì 1 novembre 2016

Paris, ponte dei morti 2016

Uscita di sicurezza
Al check-in ci chiedono se parliamo inglese... Ci hanno guardato e hanno deciso che di noi si possono fidare e quindi ci possono affidare una uscita di sicurezza e di conseguenza gli eventuali passeggeri che dovessero mai usufruirne. Seduti al nostro posto veniamo avvicinate dalla hostess che ci chiede di leggere le istruzioni sulla porta dell'uscita di sicurezza... Mi sembra assurdo che si dia a noi la responsabilità di aprire quella porta; ovviamente non capiamo tutto ma facciamo finta e confidiamo negli altri.

Mezzi di trasporto
Allora, faccio una testa così ai miei allievi sulla Belle Epoque e sul fiorire dei mezzi di trasporto nella Parigi di fine '800 e poi arrivo alle 11.30 di sera nella Parigi del 2016 e non c'è più un mezzo pubblico che mi porti in città e sono obbligata a prendere un taxi. Alla faccia della capitale europea e della grandeur francese!

La maratoneta 
Effettivamente la caffetteria della Gare de Paris Orleans, ora Museo d'Orsay, vale il viaggio. In coda X un tavolo ci associamo ad una coppia madre-figlia di Vicenza il viaggio come noi. È la figlia la maratoneta, la madre paga il viaggio. Mi fa pensare che io con mia madre non potrei mai fare un viaggio, litigherei a ogni angolo... Pranzo molto piacevole. Il d'Orsay non lo commento neanche, sapete già tutto oppure dovete andare a vederlo.



Shopping
Io ed Emilia non andiamo bene a viaggiare assieme. Quando troviamo un negozio che ci garba, invece di limitarci alimentiamo vicendevolmente il nostro delirio consumistico. Oggi è successo con il bookshop del d'Orsay e con un negozio di fumetti che era pieno di gadget di Tintin. Sta iniziando la "febbre" che mi porterà a vedere la mostra di Herge, il creatore di Tintin. Parigi è tappezzata del mio fumetto dell'infanzia e io non vedo l'ora!



Vetrate
Le visite a Notre Dame e a Sainte Chapelle: due chiese, molti rosoni, tanti colori. Purtroppo poca luce perché la giornata è grigia. A proposito di vetrate e di musei francesi (che chiudono il martedì e non il lunedì), per poter vedere la verriere del Grand Palais bisogna X forza entrare e visitare le esposizioni temporanee. A me va bene perché ho modo di vedere uno dei miti della mia infanzia, Herge e la sua creazione Tintin. E comunque ci viene impedito di vederla perché stanno allestendo una mostra fotografica e quindi il salone è chiuso. Peccato che all'entrata ci avessero detto il contrario... Avvisare, no?



Abitudini parigine
Non so se è perché è domenica o è il ponte oppure è proprio così ma qui i musei aprono tardi e alcuni molto tardi... Il Centre Pompidou apre le porte addirittura alle 11! Anyway i parigini iniziano la giornata di domenica molto tardi... Anche X Emilia...
Da visitare è immenso e in più abbiamo la fortuna di vedere una mostra, veramente notevole X il numero di quadri esposti, di Magritte che a me piace molto. Come sempre fantastici i bookshop dei musei!
Mi ha colpito questo quadro di Warhol con una sedia elettrica. Non l'avevo mai visto e mi stupisce questa sua presa di posizione "politica".



La caverna di Platone di Magritte
Oggi ho scoperto una cosa che non sapevo di Magritte, cioè che si interessava molto di filosofia, era amico di filosofi e nella sua produzione c'erano molti riferimenti filosofici. Ad esempio una serie di quadri ispirati al mito della caverna di Platone, l'idea che la realtà non è quella che noi conosciamo. Vedi i vari quadri "questa non è una pipa" o "questa non è una mela". Nella foto, il quadro "gli amanti".


promenade plante
Nel quartiere Marais c'è una ex linea ferroviaria sopraelevata trasformata in giardino pensile. Idea geniale e sfruttata anche a NY. Molto frequentata da runner anche col chador. Iniziare la giornata con questa passeggiata in una mattinata soleggiata non ha pari. Conclude lo spettacolo un intervento dei ns amati pompieri, visto dall'alto.



Musicisti evangelici
Scene da metropolitana. Nella sera di Halloween su una metro una chitarra e una voce fanno un proclama. Il ragazzo, mentre tamburella sulla Bibbia, invita i passeggeri a non festeggiare la festa della morte ma a seguire il messaggio di vita di Gesù. Anche i parigini festeggiano Halloween. 


Tintin
È arrivato finalmente il giorno del mio tuffo nel passato, nel mio passato di bambina appassionata di fumetti. Disegni originali, costruzione delle tavole, disegni di Tintin e dei suoi personaggi a grandezza naturale, riviste, pubblicità. E poi uno dei migliori bookshop.


Herge è una delle persone famose immortalate da Warhol. Non lo sapevo.




Tour Montparnasse
Ecco una 'sola' parigina. Tutti ci hanno decantato questa Tour X la fantastica vista che puoi avere, ancora meglio della tour Eiffel... Peccato che l'ascensore fino al 56esimo costa la bellezza di 12€. Ma anche no... Allora scegliamo di nuovo di passeggiare lungo la Senna e arriviamo fino al Louvre. Stupendi giochi di luce e acqua.


Oltre a fare le turiste acculturate, andiamo anche a vedere laTour Eiffel ma decidiamo di non salire in attesa della tour Montparnasse, che poi si rivelerà un inganno.
 






lunedì 8 agosto 2016

Irlanda 2016

Inizio il blog sull'Irlanda con questo bellissimo articolo di Paolo Rumiz sul viaggiare e su dove viaggiare. Rumiz ha reso palese e chiaro un pensiero che avevo fatto anche io: se Monica non mi avesse proposto l'Irlanda, quest'anno sarebbe stato molto più difficile scegliere una meta sicura, lontana da guerre e da rischi attentati. E cosi la proposta di Monica è caduta a fagiuolo. L'Irlanda è un posto sicuro, il terrorismo qui è sparito da tempo e quello fondamentalista islamico non è ancora arrivato. Leggetevi Rumiz che è sempre un gran bel leggere.

ORA CHE MI HANNO RUBATO anche Istanbul, città che ho amato più di ogni altra, capolinea di tanti miei libri e prima grande scorribanda estiva per questo giornale (era il 2001), non posso eludere una domanda. Ha ancora senso viaggiare? Questione legittima, visto che ovunque si riformano muri e reticolati, e vecchi fantasmi tornano a galoppare per l’Europa. Non è solo che il mio mondo si è ristretto e viaggiare è diventato pericoloso. Non è nemmeno che Iraq, Afghanistan, Libia e Siria — terre amatissime — sono stati ridotti in macerie. È che nulla, ovunque, è più come prima e quasi niente di ciò che ho visto in quella prima avventura esiste ancora. (...)

Non c’è più nascondiglio, o isola felice. Gli spazi di libertà si sono ristretti. Fette sempre maggiori di territorio sono in mano a mafie, dittature, fanatismi armati e predoni delle ultime risorse globali. Le possibilità di viaggio dei miei figli si sono più che dimezzate rispetto alle mie. L’Europa stessa è in stato d’assedio e, quel che è peggio, si frammenta anziché serrare le file. Nel frattempo, il tritacarne della Grande Omologazione fa poltiglia delle ultime differenze tra i popoli. L’Oriente esiste o è solo un parco a tema per turisti? E l’Occidente è cosa reale o fata Morgana? Dall’America alla Cina vedo il trionfo di un identico mix esplosivo di primitivismo e internet che riduce il rapporto tra uomini a scontri di pensieri unici. E così, mentre il viaggio virtuale trionfa su quello reale, mentre il rapporto fra uomo e territorio si perde, ecco che anche l’irreperibilità, estrema roccaforte del viaggiatore, è violata dall’Occhio che tutto vede.

Il destino ha le sue simmetrie. Tutto ciò che è cominciato con quella fuga verso il Bosforo, ora sul Bosforo si compie. La Turchia è cambiata brutalmente e, con le purghe, Erdogan le ha dato solo l’ultima picconata, in nome di un’identità totalitaria che essa non ha mai avuto. Fuori dalla stazione di Sirkeci non c’è più il chiosco dove il vecchio Ara mi offriva con un sorriso burbero un tè fumante color dell’ambra. Le casette di legno sul Corno d’oro sono state rase al suolo per far posto a grattacieli e orrendi minareti di cemento che sparano preghiere a un volume insopportabile. Il fanatismo dilaga e tutto ciò che ho amato della città-ponte che fu anche greca, ebraica, armena e siriana, è stato preso di mira. Per ritrovarlo, dovrò attivare rapporti clandestini.

Ma il problema non è Istanbul. È che è finito il bisbiglio e il profumo dei luoghi. Gli dei che li abitano si sono dati alla macchia. Dove è migrata l’anima di Praga, Sarajevo, Atene? Dove è finita la vecchia Francia? Oh certo, gli aeroporti sono pieni. Giganteschi transatlantici solcano i mari. Ci si sposta con facilità immensamente maggiore rispetto a quindici anni fa. Ma anche lì è solo l’inganno del Grande Frullatore. Il viaggio, come esperienza iniziatica e individuale, antica come l’Odissea, sembra perduto.

Cosa rimane a chi si ostina a rivendicare l’accesso alla Terra come bene comune? Sì, lo spazio esiste, ed è immenso, contrariamente a ciò che appare. Ci sono ancora viaggi per Ulisse. L’Appennino non è mai stato così vuoto e il Po così selvaggio. Google maps e la banalizzazione dei flussi fanno sì che non sia mai stato così facile evitare le masse e ritagliarsi spazi propri. Ma la riconquista può avvenire solo a patto di fare del viaggio un atto politico di resistenza, se non di anarchia. A patto di ricominciare da zero, dal pianerottolo di casa nostra, mettendoci consapevolmente contro un mondo che smantella gli spazi di incontro, i giochi, il canto, le fontane, le panchine.

Riprendiamoci le nostre piccole patrie — quelle che abbiamo trascurato in nome dei voli low cost — sapendo che errare, nel clima avvelenato che ci circonda, non è più evasione, ma il suo contrario. Non fuga dal mondo, ma un modo per aggrapparsi ad esso e riattivare il contatto fra uomini. Un atto di guerra partigiana contro un sistema costruito per dividere anziché unire, nel quale i rapporti si sono velocizzati e sterilizzati al punto da far esplodere continue tempeste di malintesi e rendere invivibile qualsiasi aggregazione multietnica.

Sì: viaggiare necesse est. Non è mai stato necessario come oggi. Il nomade capisce meglio dove va il mondo. Lo sente dall’odore, dall’aria che tira. Ha percezioni da Cheyenne, diventa bardo e sciamano. Detesta i centri e ne è detestato. Si infratta in prossimità delle frontiere, pianta la tenda ai margini. Viaggia su mezzi pubblici, non prenota mai alberghi, compare all’improvviso e fa perdere nuovamente le tracce. Porta un bagaglio minimo, non usa telefoni e sa fare a meno del web. Ama le linee di faglia e le creste ventose per sentire in anticipo i terremoti e le tempeste. Vive in stato d’allerta, coltiva istinti indispensabili alla sopravvivenza della specie, come il senso del pericolo, che la società opulenta ha atrofizzato. Suona tamburi sul bordo dei laghi, al tramonto. Non fischia mai, per non irritare gli spiriti. (...)

Ma allora, mi dicono i lettori, perché hai deciso di smetterla con i racconti di viaggio? «Erano come il campanello della ricreazione, dicevano che l’estate poteva cominciare »: così mi scrivono, esortandomi a non mollare. Ma è appunto qui il problema. Non è più tempo di ricreazione. Non voglio restare prigioniero di uno schema. È arrivato il momento di cercare altri linguaggi e sostituire i chilometri con la qualità dell’incontro, a costo di darmi alla macchia e sparire dalla Rete. Ho imparato molte cose nel mio infinito andare. Cose indispensabili come l’oralità, la condivisione, la convivialità, la lettura del terreno, la percezione del pericolo, la ricerca della traccia, l’ascolto dei luoghi senza voce. (...)


Giorno zero
Lo chiamo giorno zero perché siamo arrivati la sera tardi, giusto X andare a dormire.
Siamo in un classico ostello della gioventù e siamo decisamente circondati da giovani... Ci siamo però concesse il lusso di una stanza a due letti, tutta X noi.
La prima cosa che abbiamo notato è che qui parlano tutti in gaelico, che per noi è ostrogoto! Non pensavo fosse così diffuso! Ovunque ci sono i cartelli con la doppia lingua e i ragazzi presenti alla reception tra di loro parlavano gaelico! Stupore! Poi ho scoperto che loro non lo chiamano gaelico ma irish.

Giorno uno
Trinity college, le belle guide e i monaci miniaturisti 
La prima visita a Dublino la dedichiamo all'università più importante dell'Irlanda, dove fino a non molto tempo fa non erano ammessi i cattolici e poco tempo prima neanche le donne. All'inizio siamo incerti sul prezzo (13€) ma la guida, il bel George, li vale tutti e così ci aggreghiamo al gruppo. Tra l'altro lui è uno storico e quindi sa di cosa sta parlando quando racconta di una università fondata nel 1592 da Elisabetta I. Il pezzo forte della visita è la Library, peccato che dobbiamo fare una bella coda sotto una fitta pioggia. Diciamo che il clima irlandese inizia a dire la sua. Io l'ho sottovalutato e ho lasciato l'ombrello in ostello... Mai più! 
Al Trinity non si può non vedere il Book of Kells, libro miniato del IX secolo d.c.

Il Caravaggio perduto e mancato 
Uno dei motivi per cui sono venuta a Dublino era vedere un dipinto del Caravaggio, la cattura di Cristo. Per chi è di Varese è il dipinto magistralmente affrescato sotto il ponte della rotonda dell'Iper e la sua storia è a dir poco eccezionale. In possesso di una antica famiglia di Roma fu venduto ad un monastero irlandese dove rimase sepolto in soffitta per secolo fino a quando, qualche anno fa, uno studioso della National Gallery di Dublino non l'ha scovato, restaurato e riportato appunto alla luce. Ora però io l'ho mancato perché la National Gallery è in ristrutturazione. Maledizione!
Vi metto una foto per farvelo vedere, affinché sappiate cosa mi sono persa! C'è anche l'autoritratto di Caravaggio, è l'ultimo a destra con la lampada in mano. Comunque andate a vederlo sotto il ponte di Varese. Vale la pena!



Guinness brewery e le chiese a pagamento
Andiamo a visitare la St. Patrick's cathedral ma decidiamo che 6€ sono troppi per vistare l'interno. Lo step successivo è la fabbrica della Guinness, un edificio della vecchia fabbrica ristrutturato e organizzato come un museo. Qui invece la visita vale i 20€ del biglietto. La storia della birra è dislocata su sette piani (dove non rischi di morire di fame...); sull'ultimo c'è il gravity bar con una vista a 360 gradi sulla città. Notevole! Comunque la birra bevuta qui sarà anche diversa ma sa troppo di bruciato per i miei gusti.



Lobster roll
Nella zona dei locali di Dublino, Temple bar, troviamo un ristorantino di pesce molto piccolo e molto caratteristico, che ricorda molto un locale ligure dove io e Monica siamo state recentemente. L'obiettivo di stasera è mangiare il Lobster roll e questo posto ce lo offre. Molto gustoso anche se un po' expensive... Mi fa specie che i camerieri ci chiamano "guys"...

W la repubblica!
Per Dublino è decisamente l'anno delle celebrazioni. Cento anni fa, nella Pasqua del 1916, ci fu l'Easter Rising, una rivolta che portò dopo tempo, massacri, ecc. all'indipendenza dell'Irlanda dagli inglesi. Questo evento è ricordato ovunque in città.

Bambini 
Nel Temple bar troviamo un muro che commemora i bambini morti mentre erano tenuti in strutture a gestione cattolica, spesso separati dalle madri perché "frutto del peccato", donne a loro volta rifiutate dalla società.  I bambini, se andava bene, potevano essere dati in adozione ma generalmente venivano maltrattati e lasciati morire per malattie e malnutrizione. Su questo muro si trovano nomi, cognomi, data di morte ed età al momento del decesso, tra gli anni '20 e gli anni '60. Solo lì ci saranno stati almeno 600/700 nomi di bambini da qualche giorno di vita a pochi anni, trovati in una fossa comune.
Come si può commentare una cosa così?!

Giorno due
Mattinata dedicata al viaggio da DUblino a Galway. Si attraversano campagne con mucche e pecore ma oggi la giornata è caratterizzata dalla pioggia, molto insistente, molto ventosa e molto bagnata! Ho però modo di sperimentare il mio fantastico nuovo ombrello, comprato su amazon qualche giorno fa e fatto in Germania. È un ombrello fatto apposta per resistere al vento (garantito fino a 80km/h) e non ribaltarsi. L'ho comprato apposta X l'Irlanda e oggi ha fatto quello X cui è stato comprato.
Galway è una cittadina molto carina, molto vivace e molto turistica. Il centro pedonale è caratterizzato soprattutto da posti dove bere o mangiare, di ogni tipo. La sera moltissimi offrono anche musica dal vivo, comunque molto presente anche sulle strade.
Purtroppo le escursioni in partenza da qui sono verso posti che noi andremo a vedere invece dopodomani, quindi non è chiaro cosa faremo domani...
Con Galway siamo arrivati al mare che, in qualche maniera, ci accompagnerà credo per gran parte della vacanza. Il vento e il meteo rende un po' superfluo il costume presente in valigia... Ma, mai disperare!
In questo ostello siamo in una stanza da quattro. All'inizio ci avevano detto che saremmo state con due uomini... Invece siamo con una coppia di canadesi.

Giorno tre
Siccome a Galway ormai abbiamo visto tutto, oggi decidiamo di prendere un bus e andare un po' a sud, destinazione Limerick.
La mattinata ci regala il primo sprazzo di cielo azzurro; la giornata rimarrà decente fino a metà pomeriggio quando inizia a piovere a dirotto.
Limerick ha una storia interessante in quanto il territorio ha visto l'arrivo dei vichinghi, dando impulso commerciale alla zona grazie alla presenza del fiume Shannon. Inoltre in questi territori ci sono state innumerevoli battaglie tra gli inglesi che, come al solito, volevano imporre la propria presenza e il proprio potere e gli irlandesi che li volevano simpaticamente mandare a casa loro. La città è dominata dal castello di King John che l'ha commissionato ma poi non l'ha mai vissuto né abitato. All'interno c'è un bel museo ben fatto che ripercorre la storia della zona dal XII secolo al 1600, secolo in cui questo castello fu protagonista di ben tre assedi. 



Da segnalare nel nostro ostello la macchinetta che fa i pancake in tempo reale e vedi anche la cottura. Mi sembrava carina. Anyway è notevole il fatto che finora gli ostelli offrono la colazione gratis. Mai successo. Rispetto all'uso del saccolenzuolo, all'inizio mi ero fatta una pessima opinione di loro perché non era obbligatorio l'uso del sacco lenzuolo e quindi nessuno lo usava. Invece dopo ho scoperto che ogni giorno gli ostelli lavano federa, copri materasso e copri piumone. Chapeau!

La rete di bus è effettivamente molto capillare e infatti molto usata anche dagli irlandesi.

Giorno quattro
Oggi ho avuto l'impressione netta di essere entrata nella vera Irlanda. Mano a mano che il bus si allontanava da Galway il paesaggio iniziava ad ondularsi, i verdi mutavano continuamente, comparivano i muri a secco x dividere le proprietà, le case diradavano sempre più, la strada si stringeva (a volte proibitiva X un bus) e alla fine il mare, o meglio l'oceano.
Dopo due ore di viaggio arriviamo a Doolin, simpatica località da cui domani prenderemo il traghetto per le isole Aran. Lasciato il bagaglio all'Aille River Hostel, bellissima struttura in pietra che, come dice il nome, è costeggiata da un fiume, andiamo a piedi verso le Cliffs of Moher. Ci aspettano due ore di cammino e infatti, tra andata e ritorno, camminiamo 4 ore. Il sentiero che corre lungo la costa è veramente lungo e lo spettacolo che offre è veramente eccezionale. Il tempo oggi ci ha veramente graziato: facciamo tutto il tragitto con il sole che sbuca spesso dalle nuvole e ci accompagna con un po' di calore. Ad un certo punto si vede arrivare dal mare un fronte di pioggia che dura due minuti e poi se ne va! La dea fortuna ci ha assistito e ci ha permesso di vedere le Cliffs in tutto il loro splendore! Comunque il mio ombrello tedesco ha funzionato anche sulle Cliffs!!!

Tutto questo percorso ci occupa fino alle 4 del pomeriggio, ora in cui, stravolte, riusciamo finalmente a sederci e mangiare. Tra parentesi un tradizionale e gustoso fisa and chips. E siccome oggi vogliamo stare nelle tradizioni irlandesi, la sera cerchiamo tra i pochi locali del paese affollatissimi dai tanti turisti (rapporto tra strutture ricettive per dormire e strutture per mangiare/bere 10:1) un posto dove prendere un sano irish coffee.

Da segnalare la signora del'ufficio turistico che commenta il fatto che andiamo alle Aran partendo da Doolin ma torniamo da Roseveil (o qualcosa del genere), che si trova in un'altra contea, quindi terra straniera, "un altro mondo". Simpaticissima!

Decisamente la temperatura si è abbassata e le strutture sono dotate di camino o stufa che oggi, 13 agosto, sono accese...

Il primo selfie della vacanza!


Giorno cinque
Oggi la destinazione sono le isole Aran, le tanto famose e rinomate isole Aran, anche se, leggevo giusto ieri sul Corriere, ci sono molte isole irlandesi sul lato atlantico da rivalutare che stanno diventando famose grazie al fatto che sono set di film o telefilm molto seguiti. Anyway, le Aran continuano ad essere le più frequentate e inoltre con una densità di italiani veramente sopra il sopportabile.
La barca che ci porta da Galway all'isola più grande delle tre, Inish Mor, ricorda molto i viaggi della speranza... Si viaggia solo in coperta, peccato che non è coperta ma sottoposta a tutte le intemperie ormai consuete da queste parti. Quindi il viaggio consiste di un'ora e mezza sedute intirizzite mentre il vento e la pioggia cade incessante sulle nostre teste. Praticamente, un girone infernale!
Ma ormai il tempo ci riserva delle piacevoli sorprese e il pomeriggio ci riserva il sole e la possibilità di fare una bellissima escursione di circa 15 km ad anello che ci porta a Dun Aengus, un sito archeologico risalente a circa 1000 anni B.C. Appoggiato su una scogliera a picco sul mare. Magico!

La famiglia di Lorenzo. Per tutta la visita al sito archeologico siamo perseguitate da una famiglia di italiani, nonni compresi, continuamente alle prese con il nipotino, Lorenzo appunto, che non può fare niente, soprattutto per evitare che voli giù dalla scogliera, ma che è "l'angolo più bello del cielo". Dei veri stalker!

Carramba  che sorpresa! Sempre nello stesso sito trovo Matteo, un allievo degli Incontri di avvicinamento alla montagna del CAI di quest'anno! Incredibile!

Questa sera compagne di stanza in ostello sono una tedesca un po' logorroica e una giapponese simpatica e riservata, come le sue conterranee.

Giorno sei
Lasciate le Aran, dobbiamo passare X forza da Galway per andare verso il Connemara, precisamente Clifden. La vegetazione e il paesaggio cambiano completamente. Il paesaggio diventa quasi montano e iniziano a vedersi un po' di rilievi, ovviamente non importanti. La vegetazione è costituita da conifere e da miliardi di fiori di ogni colore e tipo. E comunque siamo a ridosso del mare. Oltre alle mucche si iniziano a vedere finalmente molte pecore, anche se pensavo ce ne fossero molte di più in Irlanda... Da dove arriva tutta la lana con cui fanno i maglioni nei negozi?
Dedichiamo l'intero pomeriggio, più di quattro ore, a fare la skyroad, una spettacolare strada che fa un anello attorno a Clifden e che offre delle panoramiche veramente uniche. Peccato che avevamo previsto di fare una passeggiata di 13 km ma alla fine ne avremo fatti almeno 20! Segnalazioni quasi assenti, soprattutto da un certo punto in poi. Inoltre la strada non è chiusa al traffico e la parte iniziale e finale della strada è una statale molto trafficata e senza spazio X i pedoni! Un vero pericolo! Meno male che le guide la consigliano a piedi o in bici!
Comunque la parte esposta sull'atlantico è veramente bellissima e vale la pena farla a piedi invece che chiusi in una scatola.
Se il connemara è dal punto di vista naturalistico e paesaggistico notevole ha però non poche pecche. Vediamone alcune...
Non c'è una laundry aperta fino a tardi.
Il tourist office chiude alle sei o sei e mezzo.
Molti ostelli e molti ristoranti non accettano il pagamento con carta di credito.
Il wi-fi dell'ostello funziona solo al secondo piano, ovviamente io sono al primo...
Questo ostello non ci dà neppure la colazione.
Trovare un rental car è una impresa, e infatti qui non c'è oppure non c'è modo di lasciare l'auto in posti decenti.
Galway sembra il centro del mondo e domani dobbiamo X la terza volta passare da lì X andare verso nord.
A Clifden prima delle otto e mezza non apre niente, quindi si parte senza poter fare colazione...

Insomma ce ne andiamo dal Connemara con l'idea di un bellissimo posto ma molto poco tourist-oriented.

Giorno sette
Ormai abbiamo capito che noleggiare un'auto non è così facile... Soprattutto se vuoi lasciarla non nel punto in cui sei partita. Ci propongono dei drop off o troppo vicini o troppo lontani (quindi con dei costi troppo elevati) o costosi perché oltre confine, cioè in Irlanda del nord. Ancora oggi abbiamo dovuto rinunciare e usare il bus e fare un altro viaggio della speranza, cioè cinque ore di viaggio senza toccare cibo... Arriviamo a Sligo abbastanza stravolte. Il paesaggio verso nord è abbastanza regolare e alterna villaggi pittoreschi ad ambienti più rurali. Ma Sligo non è la nostra meta finale. Dopo una visita all'ufficio del turismo dove incontriamo un simpatico impiegato che ha decisamente cambiato sesso, prendiamo l'ultimo bus della giornata che ci porta di nuovo al mare, verso un paradiso dei surfisti, Strandhill. È decisamente un posto di mare, quindi turistico. Peccato che non ci sia la sabbia ma solo sassi e che le onde imponenti impediscano il bagno. Io però metto il costume, giusto perché l'ho portato. La temperatura è decisamente anomala per queste latitudini (nel senso che fa caldo) e quindi noi ci concediamo un po' di meritato riposo guardando i surfisti alle prese con onde veramente spettacolari.

L'ostello di Strandhill è gestito da un ragazzo di Parma...

Notizia drammatica. In uno degli spostamenti ho perso il mio fantastico ombrello tedesco, comprato con tanto amore e tanta convinzione su Amazon. È arrivato a malapena a metà vacanza e domani dovrebbe ricominciare a piovere...
Possiamo solo essere grati a non so chi per averci permesso di vedere le Cliffs of Moher, le Aran e la skyroad nel Connemara con il sole!

Domani si va verso Derry, quindi in Ulster, quindi in Irlanda del Nord. E qui entriamo in tutt'altra storia, ma proprio la Storia con la S maiuscola.
 
Giorno otto
Come previsto è tornata la pioggia che ci ha accompagnato per quasi tutto il giorno. Ennesimo viaggio in bus, questa volta X tagliare verso nord l'isola, entrare nel Donegal e poi nell'Irlanda del nord. Siamo quindi entrati nell'UK e nel mondo della sterlina. In compenso sono ricomparsi gli ATM dove prelevare soldi (in Irlanda quasi non esistono, spesso sono all'interno di negozi!) e tutti accettano senza problemi le carte di credito, sono comparsi molti più centri commerciali e l'ufficio del turismo è altamente efficiente.

Decidiamo di entrare subito nella storia di questa terra martoriata dall'occupazione inglese andando a visitare il Museo di Free Derry, museo che ripercorre la storia delle lotte irlandesi per ottenere diritti civili fino al famoso 30 gennaio 1972, il Bloody Sunday. Nel piccolo museo si trovano manifesti, foto, vestiti e tutto ciò che può testimoniare il massacro avvenuto e le menzogne portate avanti per anni dal governo britannico. Anche se dopo anni si è arrivati un po' più vicini alla verità, la giustizia è un'altra cosa...

Questa realtà prende corpo nel quartiere di Bogside, il quartiere cattolico da dove partivano i cortei e le manifestazioni a partire dal 1968. Camminando per le sue strade si trovano molti murales che rappresentano pezzi della storia di queste lotte: i morti del Bloody Sunday, un bambino con una maschera antigas e una molotov, una bambina uccisa dalla polizia e la scritta che faceva capire all'esercito inglese che da lì non si passava perché poi era territorio IRA: you are now entering Free Derry. 



Altra notizia drammatica. All'ostello di Strandhill ho dimenticato bagnoschiuma e sapone intimo. Continuo a dimenticare dei pezzi in giro X l'Irlanda...

Giorno nove 
Gita al faro
Proprio perché ormai i fari potrebbero anche non esistere più, una gita al faro è una di quelle cose che ha un po' un sapore di antico. Non attira infatti turisti a frotte ma il luogo è sempre molto suggestivo ed essere in pochi aumenta il fascino, soprattutto se per arrivarci devi percorrere una lunga strada che attraverso campi e villaggi risale una penisola fino a uno dei tanti finis terrae d'Europa. L'ultimo lighthouse assistent ormai risale al 1978 e adesso per il funzionamento non è così fondamentale la presenza umana. La ns guida infatti mi conferma che con i GPS ormai i fari non sono necessari. Però sono ancora perfettamente funzionanti e continuamente aggiornati con le nuove tecnologie. Ripercorriamo la storia di questo faro che risale al 1800 anche attraverso alcuni disastri marittimi occorsi nelle vicinanze. La vista dalla lanterna oggi è notevole, il tempo ci ha assistito un'altra volta e la vista a 360 gradi ci regala scogliere e spiagge.

Giorno dieci
Spostamento a Belfast.

Giorno undici
Belfast è una città veramente vivace e brillante e il sabato sera un po' troppo, nel senso che è parecchia la gente ubriaca fuori dai locali e le donne sono decisamente stra-vaccate.
Anche la storia di Belfast, come quella di Derry, è legata alle lotte tra protestanti e cattolici, lealisti e unionisti, i cosiddetti troubles. Qui la divisione delle due fazioni è ancora più evidente e nonostante i processi di pace la situazione è ancora la stessa, senza armi e bombe. Siccome capire la storia di questa lotta significa vedere i murales che nel corso degli anni sono  stati fatti nei due quartieri, cattolico e protestante, prendiamo un tour su un black taxi con un autista, Sappy, che ci introduce nella storia della sua città e della sua nazione. Lui è decisamente di area cattolica e infatti alla fine ci porta a visitare anche un chiesa, ma si vede soprattutto dalla passione con cui racconta.
Osservando i bellissimi murales che Sappy ci porta a vedere col suo taxi, Colpisce l'idea che i dimostranti si sentano vicini agli altri popoli che lottano X il loro diritti. Ma soprattutto lascia esterrefatti come ognuno, dentro di se', senta ancora e viva la divisione del mondo in due, chi sta di qua e chi sta di là. Del resto c'è un muro costruito dagli inglesi per il processo di pace, detto "il muro della pace", che è già un ossimoro. Come si può pensare di fare un muro per poter unire due cose?! 



La pioggia oggi non concede tregua e quindi arriviamo al Titanic Trust Belfast fradicie... In tema con un naufragio...
Il museo del Titanic, costato un salasso, è fatto veramente bene e molto interessante. Permette di contestualizzare il periodo storico in cui è stata costruita e varata la nave, appunto a Belfast. In particolare il passaggio dalle campagne alla città nelle fabbriche della produzione di lino, i cui telai non sono ancora alimentati dall'elettricita ma dai mulini (mills), e la creazione dei cantieri navali, con condizioni lavorative drammatiche e paghe veramente da fame. Le campagne si svuotano e tutti arrivano in città, anche per lavorare nei cantieri del Titanic. Nel museo si ripercorre la costruzione del transatlantico e poi ovviamente del naufragio.


Giorno dodici 
Visto che Belfast ormai non ha segreti per noi, decidiamo di dedicarci al quartiere del nostro ostello che presenta ben due attrazioni. La prima è la Queen's University che di particolare ha che, come tutte le scuole incontrate finora, sembra la copia di Hogwarts e ti sembra che da un momento all'altro esca da dietro l'angolo Harry Potter.
L'altra è l'Ulster Museum. Da segnalare la sezione dedicata ai Troubles, quindi anni anni '70 fino al 2000 circa; fa un po' specie che chiamino una vera e propria guerra civile semplicemente Troubles...
Molto interessante la parte sulla storia dell'Irlanda dai primi insediamenti fino ai giorni nostri. Altrettanto la parte sulla storia geologica di questa isola che ovviamente ripercorre la storia delle terre emerse.
Si può sorvolare sulla sezione arte. Diciamo che queste zone geografiche non hanno lasciato un grande segno nella storia dell'arte...
Di nuovo in partenza e di nuovo su un pullman. Ultima destinazione: Dublino. L'ostello è molto pittoresco, sembra funzionale. Con Dublino lasciamo quell'aria un po' storica e un po' suggestiva che avevamo trovato a Belfast.

Giorno tredici
La quantità di km macinati in questa vacanza devo dire che è notevole e oggi, da questo punto di vista, è una giornata significativa, pur essendo rimaste in città. Prima attraversiamo tutta la città X andare a vedere un museo di arte decorativa e storia che, essendo lunedì,è chiuso... Magari ci riproviamo domani.
Il secondo tentativo è per Dublinia, un museo abbastanza interattivo e con un occhio per i bambini, che racconta la storia dì Dublino dall'arrivo dei Vichinghi e dai primi loro insediamenti, passando per gli Anglo-Normanni fino ad Enrico VIII che ha deciso chel'Irlanda doveva essere inglese. Interessante.
Il pomeriggio è dedicato a girare per un quartiere che ancora non avevamo conosciuto che è prevalentemente commerciale. Vale la pena segnalare il St. Stephen's Green che è sì un centro commerciale ma inserito in una struttura di acciaio e vetro notevole. Diciamo che fare shopping con la carta di credito quasi esaurita è un po' frustrante.
L'ultima cena a Dublino nel ns ristorante di seafood preferito, nella zona del Temple bar, a prendere l'ultimo lobster roll della vacanza.


Giorno quattordici
Siccome oggi ritentiamo con il National Museum Collin Barracks ma diluvia, proviamo l'esperienza del tram. Il museo è molto grande e offre varie sezioni, tra le più diverse: i vestiti, le monete, l'argento, il design and so on. noi dedichiamo parte della nostra visita alla sezione dedicata all'Easter Rising del 1916, la rivoluzione che ha portato l'Irlanda a diventare indipendente dalla Grand Bretagna, ad eccezione, come sappiamo, delle sei province dell'Ulster. Festeggiando quest'anno i 100 anni, l'Irlanda è disseminata da mostre sull'evento. In queste due settimane ne abbiamo visitate alcune anche se, nel nostro cuore, rimane il dispiacere per quel piccolo pezzo d'Irlanda rimasto escluso.
Ultimo pranzo nel ns posto preferito di Dublino, vicino al Trinity College, si recupero lo zaino all'ostello è ormai ci aspetto solo un aereo.

Ecco il link dove vedere tutte le foto:


Classifiche

Peggior ostello: Arnie's backpackers di Belfast, in assoluto; a seguire quello di Clifden.

Miglior ostello: lo Snoozles di Galway e lo Youth Hostel di Dublino

Miglior cartolina naturalistica: le Cliffs OF Moher, alcuni scorci della Sky road nel Connemara

Miglior cartolina storica: il sito archeologico di Dun Aengus, Bogside a Derry e i murales a Belfast

Miglior personaggio: la signora del Tourist Office di Doolin, la guida di Belfast Sappy

Miglior momenti: la traversata Doolin-Isole Aran all'aperto sotto la pioggia, 5 ore di bus senza colazione e lunch per raggiungere Sligo

Tratte in bus
Dublino-Galway, Galway-Limerick, Galway- Doolin, Rossevile-Galway, Galway-Clifden, Clifden- Galway, Galway-Sligo, Sligo- Derry, Derry- Belfast, Belfast- Dublino.