sabato 30 maggio 2026

Val Maira 30 maggio- 4 giugno 2026

30 maggio

 Finalmente riesco a venire a esplorare la Val Maira. Amici del Cai Varese hanno organizzato una 4 giorni in questa vallata del cuneese e finalmente posso godermi un giro escursionistico senza la preoccupazione di gestire 20 persone e tutto il circo annesso.

Questo è un mondo legato alla cultura occitana, che sicuramente ha a che fare coi territori di Italia e Francia, ma la rete mi dice anche Spagna. Il nome sembra derivare dalla lingua d’oc, che sembra risalire ai tempi in cui i trovatori andavano per le corti a cantare l’amore cavalleresco, mentre Dante scriveva in fiorentino.

Avevo conosciuto questi territori e questa antica cultura ai tempi del film Il vento fa il suo giro, di Giorgio Diritti, bellissimo ma molto amaro e con un finale crudele.

Il paesaggio che si percorre prima di entrare in Val Maira, cioè l’astigiano e il cuneese mi stupisce per la ricchezza e la vastità delle coltivazioni, prima di nocciole ( la Nutella!) e poi di frutta, soprattutto mele.

La porta d’accesso alla vallata è il paese di Dronero, con un  bellissimo centro e un ponte merlato molto pittoresco. Qui settimana prossima si tiene la fiera degli acciugai, perché qui il traffico delle acciughe di chi tornava in valle proveniente dalla pianura evidentemente rendeva. La cronaca ci dice che rendeva anche la vendita dei capelli delle donne, ovviamente non pagata ma barattata.

Arrivati al rifugio Campo base, nell’ultimo paese della vallata, prendiamo posizione nelle stanze ma poi partiamo subito. Nel pomeriggio in questi giorni arriva il temporale e vogliamo comunque fare un giro di 4 ore, l’anello della Rocca provenzale.

In anni di montagna io non ho mai visto una tale fioritura primaverile per varietà e quantità. Sulla strada in salita una sfilza di maggio ciondolo e poi una serie di ginestre. Sui prati una serie infinita di botton d’oro, genziane, anemoni, ecc.

Tornati in rifugio, doccia e si mangia alle 7 pm. La cena è abbondante e buona: antipasto, orecchiette al pesto di rucola, per gli altri lo stinco (!), per me delle polpette ai ceci e infine il dolce brownie.

Il nostro rifugio, ultimo presidio umano in fondo alla valle, ha anche il campeggio e ovviamente ci sono molti stranieri con camper e tende.


31 maggio

Sveglia alle 7, colazione e si parte. Il meteo nel pomeriggio non promette bene e dobbiamo anticipare la pioggia. Facciamo un avvicinamento in auto fino a 1378 metri poi partiamo. La prima parte di sentiero attraversa tre borgate, prima Chialvetta, poi Viviere (dove c’è un albergo diffuso) e Pratorotondo. A Viviere c’è anche una curiosa costruzione, denominata stars box dove probabilmente ci si sdraia di notte e si apre il tetto x vedere le stelle. L’albergo apre settimana prossima.



Il sentiero riprende la sua salita, a tratti più decisa, a tratti su carrozzabile e finalmente arriviamo al passo Gardetta, a metri 2437. Nel frattempo la valle si è allargata e troviamo anche parecchie postazioni militari. Durante la pausa pranzo le nuvole iniziano ad arrivare, quindi rinunciamo al giro ad anello che avevamo previsto e scendiamo per la via di salita.

Prima inizia con una pioggia innocente, poi all’altezza dell’ultima borgata si scatena un diluvio universale misto a grandine. Fortunatamente ci fermiamo sotto un portico dove restiamo bloccati per un’ora e mezza. Poi il temporale sembra esaurire la sua furia e possiamo tornare alle auto. Siamo riusciti comunque a fare la ns gita con un tempo magnifico.

Arriviamo in tempo per la doccia e la cena: un antipasto vegetariano molto originale, un bel risottino ai funghi, una mini parmigiana (per me) e un crème caramel. 

Domani il meteo dovrebbe essere buono ma da queste parti il temporale pomeridiano dobbiamo metterlo in conto.

1 giugno

La giornata parte dalle sorgenti del fiume Maira (qui sopra). Percorrendo il sentiero che ci porterà al passo della cavalla a mt. 2539 incontriamo una serie di laghetti. La gita di oggi è piuttosto frequentata. Oggi le previsioni sono buone e quindi le persone sono uscite di casa, molte di queste con il cane!!! Tantissimi di tutte le razze!

Dopo la pausa pranzo il gruppo si divide, metà chiude il giro ad anello, l’altra metà torna per la via di andata. Noi ci fermiamo ad un laghetto a fare un pediluvio.

Stasera abbiamo tempo per farci un veloce aperitivo prima di andare a cena. Qui si cena presto…

Per me antipasto di caprese, pasta e fagioli (un po’ salata ma ottima), non mi ricordo il secondo e una panna cotta ottima.

Ogni sera io e Rosi ci prendiamo una tisana. Abbiamo scoperto che hanno tisane di ottima qualità che conciliano il sonno… o almeno ci provano visto che ognuna delle ns due camere ha un ottimo tagliaboschi… i tappi sono d’obbligo ma non sempre bastano…

In rifugio è arrivato un gruppo di francesi molto giovani che poi scopriamo essere un gruppo d’élite dell’esercito francese che fa arrampicata. Una specie di super alpini ma del climbing.

Altra persona da ricordare il piccolo Cesare, bimbo di 10 mesi di una coppia di giovani italiani qui in tenda! A parte il coraggio di avere in tenda un bambino così piccolo, quell’esserino è la felicità personificata: sorride ogni volta che qualcuno lo guarda o gli dà una attenzione.

2 giugno

Ultimo giorno. Festa del 2 giugno, 80 anni della nostra Repubblica!!!

Abbiamo a disposizione solo la mattina, quindi partiamo a piedi dal rifugio in direzione cascate di Stroppa. Oggi le previsioni sono incerte. Arriviamo a metà della cascata e poi decidiamo di tornare indietro. Le nubi incombono. Abbiamo già dato in questi giorni è un temporale possiamo anche evitarlo.


Poi il meteo ci darà torto, perché a parte due gocce due, non pioverà se non molto più tardi. Molti di noi sono comunque soddisfatti; i tre giorni sono stati molto vari e molto pieni, oltre che impegnativi fisicamente e possiamo tornare a casa. 


Prima di pranzo facciamo una visita al paese prima del rifugio, Chiappera, molto ben curato e ristrutturato in maniera sapiente.

Pranziamo al Campo base (non ho detto che il personale, oltre a essere molto giovane, è stato molto carino, disponibile e professionale), carichiamo le auto e si parte! La strada è lunga ma prima facciamo una sosta a Dronero. La speranza di alcuni (come me) è di trovare le acciughe. Ma i negozi sono tutti chiusi per il 2 giugno. Troviamo una pasticceria dove compriamo dei tipici dolci locali, i droneresi. Niente acciughe. Dobbiamo tornare il prossimo we quando c’è la fiera degli acciugai.

Si torna a casa convinti di aver scoperto una vallata non dico incontaminata ma ancora poco conosciuta e sicuramente fuori dall’overturism. La promessa è di tornare in inverno per fare scialpinismo.



giovedì 30 aprile 2026

Calabria coast to coast - 30 aprile 4 maggio 2026


Arriva la primavera e io e Nadia siamo pronte col nostro trekking primaverile targato CAI. Dopo l’Etna e la Sicilia del 2025, quest’anno andiamo di nuovo al sud ma in Calabria, in una regione che io non conosco affatto e che finalmente vedrò, o meglio attraverserò dallo Ionio al Tirreno, dal paese di Soverato a Pizzo. Come al solito siamo in 20, con alcune new entry rispetto ai soliti partecipanti come Camilla, Antonio e Raniero.

Il terrorismo psicologico diffuso dai giornali mi aveva fatto temere che non ci fosse più benzina x viaggiare in aereo. Ovviamente non è così. Il volo Ryanair parte in orario e arriva addirittura 15 minuti prima. Il ritiro bagagli è velocissimo, del resto l’aeroporto è grande come la stazione dei treni di Busto.

Recuperata la navetta, arriviamo alla stazione di Lamezia Terme. A prima vista questa città non sembra un granché… abbiamo un’ora prima del treno, che usiamo per fare la seconda o terza colazione. Qui ho la prima sorpresa della Calabria: il locale ha la macchinetta dove si mettono i soldi contanti per evitare che il personale maneggi appunto quell’insieme di… non so cosa che viaggia su una moneta. Voi direte…vabbè, sai che roba… x me è la prima volta che la vedo. La seconda novità è il treno intercity che ci porta a Soverato. Perfettamente puntuale e dotato anche di macchinetta del caffè e distributore di snack.

Soverato è una simpatica cittadina che si affaccia sul mare, dove sono più le case iniziate e non finite (anche se abitate) che quelle concluse e rifinite.

Dopo esserci sistemati in albergo, un’ora di cammino  ci porta in periferia e poi in un paese limitrofo presso la Cantina Merenda. Siamo su una collina da cui si vede, poco lontano, il mar Ionio. Sul versante il vigneto che siamo venuti a visitare. Ci accolgono il dottor Merenda, medico e proprietario della azienda, Enzo il sommelier e Irina, la donna bielorussa che fa la cuoca e forse altre mansioni nell’agriturismo.


Dopo averci spiegato il tipo di vitigno, di terreno, di clima, ecc. veniamo introdotti a quattro dei principali vini della azienda, un bianco, un rosato, un Merlot e un blend di tre vini diversi, accompagnati da un ottimo cibo preparato da Irina. Enzo cerca di farci percepire con l’olfatto un sacco di aromi; io sento un decimo di quello che lui attribuisce a quel vino ma il risultato è che i vini sono ottimi e alla fine lasciamo un bell’ordine di bottiglie che ci spediranno al nord.

Torniamo sui nostri passi in albergo e poi andiamo a cena in un ristorante davanti alla spiaggia (tutto pesce, ottima cena),  dove concludiamo la serata con un gruppo di suonatori/cantanti che cantano in una lingua straniera che probabilmente è calabrese.

A letto presto perché da domani si fa sul serio.



1 maggio
Soverato-Petrizzi-Chiaravalle  20 km, 780 mt dislivello

Oggi finalmente si parte. Questa notte ha fatto un bel temporale ma, quando usciamo dall’albergo, la pioggia sembra aver abbandonato i suoi tentativi di rovinarci la giornata… La partenza ufficiale è sulla spiaggia di Soverato dove c’è una grande scritta SOVERATO dove non si può non fare una foto del gruppo in partenza. 



I primi due km seguono il lungomare, passano anche dalla spiaggia, poi il sentiero si sposta un poco verso l’interno costeggiando una ferrovia fino ad una zona commerciale ed industriale. I colori del mare sono incredibili.  



Ad un certo punto la strada sale decisamente e si inoltra in un bosco che risale la collina. Un po’ alla volta incontriamo gruppi più o meno piccoli di camminatori. Oggi sono registrate 130 presenze sul cammino. Noi siamo il gruppo più numeroso. Giunti al passo Napoli (mi pare) da cui si gode una bellissima vista sul golfo, conosciamo Pietro che accoglie i turisti e spiega i segreti del cammino e dei suoi luoghi. Lo ritroveremo infatti più volte oggi. Saliamo ancora un  po’ e poi il sentiero, sempre dentro il bosco, inizia la sua discesa verso Petrizzi. Ma prima facciamo una piccola deviazione verso la stele di San Antonio, una enorme colonna orripilante su cui hanno messo una statua del santo. Qui ritroviamo Pietro che ci spiega la storia della stele.
Riprendiamo la discesa verso Petrizzi dove facciamo la pausa pranzo. Del resto sono già le due… qui ci fermiamo nella piazza principale dove campeggia un pioppo. Durante l’occupazione di Bonaparte tutti i paesi dovevano piantare un albero simbolo di libertà (?), in questo caso un pioppo. Di nuovo ci raggiunge Pietro che ci spiega la presenza della mezzalora, uno strumento per misurare ad es. il frumento. 
Scopriamo anche che in questa zona fanno delle bevande ricavate dal bergamotto.
Petrizzi inoltre colpisce per la sua militanza politica. Il paese è pieno di bandiere della Palestina e passiamo davanti alla casa del popolo, con foto del Che e di Berlinguer, e un cartello contro Trump e Nethanyau. 


La tappa si fermerebbe qui ma il nostro agriturismo si trova a Chiaravalle, 3 km oltre. È immerso dagli uliveti in una vegetazione rigogliosa, un paradiso. La temperatura è un po’ bassa e durante la cena accendiamo il camino…



2 maggio
Chiaravalle - San Vito sullo Ionio - Monterosso
21 km - 700 metri di dislivello 
Dopo una lauta colazione salutiamo Antonello e le donne che hanno cucinato per noi e iniziamo il nostro cammino. Dobbiamo perdere un po’ di dislivello per tornare sul sentiero del KCTC. Ci inoltriamo subito nella vegetazione. Ad un certo punto troviamo i resti di una stazione ferroviaria, la linea calabro-lucana detta anche littorina, in disuso da molto tempo.
A Nadia quest’anno è venuto il trip del canto e quindi ha deciso che il gruppo deve fare una versione di Fra Martino campanaro adattata al ns cammino… dopo aver elaborato una strofa, il gruppo canta rigorosamente diviso in uomini e donne. Nel testo compaiono qua e là Madonne (che sarebbe quello che vediamo nei momenti di massimo sforzo) e Sant’Antonio (quello visto due giorni fa). Concluso il canto, ci compare nel cortile di un frantoio una enorme statua di Cristo con le braccia aperte. Per la cronaca, rispetto al coro io mi dissocio…
La prima sosta di oggi è San Vito sullo Ionio. Facciamo una breve sosta al bar per il caffè (dove incontriamo un signore che ha lavorato 40 anni a Locarno e conosce tutti i ristoranti attorno a Varese) e ripartiamo.
Usciti dal paese una rapida salita su una strada asfaltata sotto il sole ci porta in alto su questa montagna che comunque raggiungerà l’altezza massima di 1000 metri. Ben presto la vegetazione diventa una bellissima faggeta dai verdi rigogliosi. Un po’ alla volta iniziano anche a comparire gli altri camminatori, più o meno quelli di ieri. Troviamo anche un gruppo che la sta facendo al contrario.
La pausa pranzo è un po’ raffazzonata. Dobbiamo fermarci in una radura, seduti per terra e con il sole che, invece dí scaldarci, si nasconde dietro un nuvolone. La pausa è per forza breve perché fa freddo. Chi l’avrebbe detto che qui in Calabria avrei sofferto freddo…
Una discesa lunga e ripidissima ci porta al paese di Monterosso, dove passeremo la notte.



3 maggio 
Monterosso- oasi del lago di Angitola- Pizzo Calabro
19 km- 500 mt dislivello 
La colazione è nello stesso bar dove abbiamo cenato. Devo dire che finora i ristoratori incontrati sono stati molto carini e disponibili. Non ci possiamo lamentare. 
Uscendo dal paese vediamo una targa accanto alla porta. Qui nel 1924 è nato tale Arnoldo Farina che ha fondato Unicef Italia. E infatti la sua via è dipinta a terra con giochi come il mappamondo e altri che ormai non fa più nessun bambino.



Oggi la prima tappa è l’Oasi del WWF del Lago di Angitola, a 7 km da Monterosso. Siamo nel Parco naturale regionale delle Serre, uno dei 4 parchi calabri dopo Aspromonte, Sila,  Pollino. Qui abbiamo appuntamento con Pino, un volontario del WWF che ci spiega le caratteristiche di questa oasi dal punto di vista delle piante e degli animali, ma con un taglio anche letterario e storico, passando da Virgilio a D’Annunzio, da Pascoli a Dante e citando le piante presenti nelle loro opere.


Ascoltarlo è un piacere e oggi ho scoperto molte cose che non sapevo, come il fatto che il corbezzolo è una pianta italica perché ha la foglia verde, il frutto rosso e il fiore bianco, oppure lo svasso, uccello perennemente acquatico, o che l’anguilla viaggia da qui al mar dei sargassi (presente quanto dista?!) x riprodursi e poi torna laggiù x morire. Salutiamo Pino e proseguiamo nell’oasi, in questo luogo paradisiaco dove il lago artificiale (c’è una diga alla fine del lago) assume dei colori incredibili.
Dopo l’oasi affrontiamo l’ultima salita del cammino che ci porta alla Rocca Angitola, dove ci sono dei pochissimi resti di un paese distrutto da un terremoto di metà del 1700 che ha raso al suolo tutti gli edifici della zona, motivo per cui la gente si è poi trasferita sulla costa. Da qui finalmente si vede il TIRRENO. 




Ci fermiamo per la pausa pranzo prima di affrontare la discesa verso Pizzo. Per prima cosa scopro che gli abitanti di Pizzo si chiamano Napitini. Pizzo è decisamente diversa dalla triste Soverato. È piena di gente e di turisti, molto vivace. Al castello facciamo l’ultimo timbro sul passaporto del camminatore (vi avevo parlato del passaporto?!) e ritiriamo il nostro Testimonium di questo cammino. Questo cammino ha un proprio passaporto che va preso a inizio percorso e poi timbrato ogni tappa per testimoniare che l’hai fatto. È un modo per finanziare l’associazione che manutiene il sentiero. Come primo premio del nostro cammino ci concediamo un tartufo, il dolce tipico di questa cittadina. Notevole. Poi conquistiamo l’albergo, anche questo non male e infatti ci facciamo un bagnetto in piscina. Cena e serata nella brillante piazza e poi meritato riposo.


4 maggio
Pizzo Calabro
Intanto siamo in provincia di Vibo Valentia, in partenza eravamo in provincia di Catanzaro.
Oggi la giornata è dedicata a questa turistica cittadina sulla costa. Abbiamo previsto la visita guidata, con la guida Beatrice, del castello di Murat che illustra, appunto, la storia della prigionia e della fucilazione di Gioacchino Murat, generale francese ed ex re di Napoli, qui imprigionato e ucciso nel 1815.
Poi prendiamo un fantastico trenino che ci porta alla chiesa di Piedigrotta, il secondo bene culturale della Calabria più visitato dopo i Bronzi di Riace.



Sembra sia stata fatta da alcuni naufraghi napoletani a fine ‘600, ma poi sono state aggiunte delle cose nel corso dei secoli, come due medaglioni che rappresentano Papa Giovanni XXIII e JFK. Questa nella foto invece è un’opera di un artista che si chiama Tressoldi.



Nel pomeriggio decidiamo di fermarci qui, quindi prima facciamo un ultimo pranzo di pesce nella piazzetta principale, un po’ di shopping di prodotti local e poi andiamo in spiaggia, alcuni a pucciare i piedi, altri a fare il bagno. Altri ancora non sono stufi di camminare e salgono nella parte alta del paese.



Verso sera prendiamo il nostro fantastico treno puntualissimo che ci porta a Lamezia Terme e poi il bus verso l’aeroporto.
Anche questa volta l’aereo arriva con 15 minuti d’anticipo e porta a casa un gruppo di camminatori e camminatrici contente, soddisfatte e grate a questo territorio per tutto ciò che ci ha dato in questi 5 giorni.