Arriva la primavera e io e Nadia siamo pronte col nostro trekking primaverile targato CAI. Dopo l’Etna e la Sicilia del 2025, quest’anno andiamo di nuovo al sud ma in Calabria, in una regione che io non conosco affatto e che finalmente vedrò, o meglio attraverserò dallo Ionio al Tirreno, dal paese di Soverato a Pizzo. Come al solito siamo in 20, con alcune new entry rispetto ai soliti partecipanti come Camilla, Antonio e Raniero.
Il terrorismo psicologico diffuso dai giornali mi aveva fatto temere che non ci fosse più benzina x viaggiare in aereo. Ovviamente non è così. Il volo Ryanair parte in orario e arriva addirittura 15 minuti prima. Il ritiro bagagli è velocissimo, del resto l’aeroporto è grande come la stazione dei treni di Busto.
Recuperata la navetta, arriviamo alla stazione di Lamezia Terme. A prima vista questa città non sembra un granché… abbiamo un’ora prima del treno, che usiamo per fare la seconda o terza colazione. Qui ho la prima sorpresa della Calabria: il locale ha la macchinetta dove si mettono i soldi contanti per evitare che il personale maneggi appunto quell’insieme di… non so cosa che viaggia su una moneta. Voi direte…vabbè, sai che roba… x me è la prima volta che la vedo. La seconda novità è il treno intercity che ci porta a Soverato. Perfettamente puntuale e dotato anche di macchinetta del caffè e distributore di snack.
Soverato è una simpatica cittadina che si affaccia sul mare, dove sono più le case iniziate e non finite (anche se abitate) che quelle concluse e rifinite.
Dopo esserci sistemati in albergo, un’ora di cammino ci porta in periferia e poi in un paese limitrofo presso la Cantina Merenda. Siamo su una collina da cui si vede, poco lontano, il mar Ionio. Sul versante il vigneto che siamo venuti a visitare. Ci accolgono il dottor Merenda, medico e proprietario della azienda, Enzo il sommelier e Irina, la donna bielorussa che fa la cuoca e forse altre mansioni nell’agriturismo.
Dopo averci spiegato il tipo di vitigno, di terreno, di clima, ecc. veniamo introdotti a quattro dei principali vini della azienda, un bianco, un rosato, un Merlot e un blend di tre vini diversi, accompagnati da un ottimo cibo preparato da Irina. Enzo cerca di farci percepire con l’olfatto un sacco di aromi; io sento un decimo di quello che lui attribuisce a quel vino ma il risultato è che i vini sono ottimi e alla fine lasciamo un bell’ordine di bottiglie che ci spediranno al nord.
Torniamo sui nostri passi in albergo e poi andiamo a cena in un ristorante davanti alla spiaggia (tutto pesce, ottima cena), dove concludiamo la serata con un gruppo di suonatori/cantanti che cantano in una lingua straniera che probabilmente è calabrese.
A letto presto perché da domani si fa sul serio.
1 maggioSoverato-Petrizzi-Chiaravalle 20 km, 780 mt dislivello

Oggi finalmente si parte. Questa notte ha fatto un bel temporale ma, quando usciamo dall’albergo, la pioggia sembra aver abbandonato i suoi tentativi di rovinarci la giornata… La partenza ufficiale è sulla spiaggia di Soverato dove c’è una grande scritta SOVERATO dove non si può non fare una foto del gruppo in partenza.
I primi due km seguono il lungomare, passano anche dalla spiaggia, poi il sentiero si sposta un poco verso l’interno costeggiando una ferrovia fino ad una zona commerciale ed industriale. I colori del mare sono incredibili.
Ad un certo punto la strada sale decisamente e si inoltra in un bosco che risale la collina. Un po’ alla volta incontriamo gruppi più o meno piccoli di camminatori. Oggi sono registrate 130 presenze sul cammino. Noi siamo il gruppo più numeroso. Giunti al passo Napoli (mi pare) da cui si gode una bellissima vista sul golfo, conosciamo Pietro che accoglie i turisti e spiega i segreti del cammino e dei suoi luoghi. Lo ritroveremo infatti più volte oggi. Saliamo ancora un po’ e poi il sentiero, sempre dentro il bosco, inizia la sua discesa verso Petrizzi. Ma prima facciamo una piccola deviazione verso la stele di San Antonio, una enorme colonna orripilante su cui hanno messo una statua del santo. Qui ritroviamo Pietro che ci spiega la storia della stele.
Riprendiamo la discesa verso Petrizzi dove facciamo la pausa pranzo. Del resto sono già le due… qui ci fermiamo nella piazza principale dove campeggia un pioppo. Durante l’occupazione di Bonaparte tutti i paesi dovevano piantare un albero simbolo di libertà (?), in questo caso un pioppo. Di nuovo ci raggiunge Pietro che ci spiega la presenza della mezzalora, uno strumento per misurare ad es. il frumento.
Scopriamo anche che in questa zona fanno delle bevande ricavate dal bergamotto.
Petrizzi inoltre colpisce per la sua militanza politica. Il paese è pieno di bandiere della Palestina e passiamo davanti alla casa del popolo, con foto del Che e di Berlinguer, e un cartello contro Trump e Nethanyau.
La tappa si fermerebbe qui ma il nostro agriturismo si trova a Chiaravalle, 3 km oltre. È immerso dagli uliveti in una vegetazione rigogliosa, un paradiso. La temperatura è un po’ bassa e durante la cena accendiamo il camino…
2 maggioChiaravalle - San Vito sullo Ionio - Monterosso
21 km - 700 metri di dislivello
Dopo una lauta colazione salutiamo Antonello e le donne che hanno cucinato per noi e iniziamo il nostro cammino. Dobbiamo perdere un po’ di dislivello per tornare sul sentiero del KCTC. Ci inoltriamo subito nella vegetazione. Ad un certo punto troviamo i resti di una stazione ferroviaria, la linea calabro-lucana detta anche littorina, in disuso da molto tempo.
A Nadia quest’anno è venuto il trip del canto e quindi ha deciso che il gruppo deve fare una versione di Fra Martino campanaro adattata al ns cammino… dopo aver elaborato una strofa, il gruppo canta rigorosamente diviso in uomini e donne. Nel testo compaiono qua e là Madonne (che sarebbe quello che vediamo nei momenti di massimo sforzo) e Sant’Antonio (quello visto due giorni fa). Concluso il canto, ci compare nel cortile di un frantoio una enorme statua di Cristo con le braccia aperte. Per la cronaca, rispetto al coro io mi dissocio…
La prima sosta di oggi è San Vito sullo Ionio. Facciamo una breve sosta al bar per il caffè (dove incontriamo un signore che ha lavorato 40 anni a Locarno e conosce tutti i ristoranti attorno a Varese) e ripartiamo.
Usciti dal paese una rapida salita su una strada asfaltata sotto il sole ci porta in alto su questa montagna che comunque raggiungerà l’altezza massima di 1000 metri. Ben presto la vegetazione diventa una bellissima faggeta dai verdi rigogliosi. Un po’ alla volta iniziano anche a comparire gli altri camminatori, più o meno quelli di ieri. Troviamo anche un gruppo che la sta facendo al contrario.
La pausa pranzo è un po’ raffazzonata. Dobbiamo fermarci in una radura, seduti per terra e con il sole che, invece dí scaldarci, si nasconde dietro un nuvolone. La pausa è per forza breve perché fa freddo. Chi l’avrebbe detto che qui in Calabria avrei sofferto freddo…
Una discesa lunga e ripidissima ci porta al paese di Monterosso, dove passeremo la notte.
3 maggio
Monterosso- oasi del lago di Angitola- Pizzo Calabro
19 km- 500 mt dislivello
La colazione è nello stesso bar dove abbiamo cenato. Devo dire che finora i ristoratori incontrati sono stati molto carini e disponibili. Non ci possiamo lamentare.
Uscendo dal paese vediamo una targa accanto alla porta. Qui nel 1924 è nato tale Arnoldo Farina che ha fondato Unicef Italia. E infatti la sua via è dipinta a terra con giochi come il mappamondo e altri che ormai non fa più nessun bambino.
Oggi la prima tappa è l’Oasi del WWF del Lago di Angitola, a 7 km da Monterosso. Siamo nel Parco naturale regionale delle Serre, uno dei 4 parchi calabri dopo Aspromonte, Sila, Pollino. Qui abbiamo appuntamento con Pino, un volontario del WWF che ci spiega le caratteristiche di questa oasi dal punto di vista delle piante e degli animali, ma con un taglio anche letterario e storico, passando da Virgilio a D’Annunzio, da Pascoli a Dante e citando le piante presenti nelle loro opere.
Ascoltarlo è un piacere e oggi ho scoperto molte cose che non sapevo, come il fatto che il corbezzolo è una pianta italica perché ha la foglia verde, il frutto rosso e il fiore bianco, oppure lo svasso, uccello perennemente acquatico, o che l’anguilla viaggia da qui al mar dei sargassi (presente quanto dista?!) x riprodursi e poi torna laggiù x morire. Salutiamo Pino e proseguiamo nell’oasi, in questo luogo paradisiaco dove il lago artificiale (c’è una diga alla fine del lago) assume dei colori incredibili.
Dopo l’oasi affrontiamo l’ultima salita del cammino che ci porta alla Rocca Angitola, dove ci sono dei pochissimi resti di un paese distrutto da un terremoto di metà del 1700 che ha raso al suolo tutti gli edifici della zona, motivo per cui la gente si è poi trasferita sulla costa. Da qui finalmente si vede il TIRRENO.


Ci fermiamo per la pausa pranzo prima di affrontare la discesa verso Pizzo. Per prima cosa scopro che gli abitanti di Pizzo si chiamano Napitini. Pizzo è decisamente diversa dalla triste Soverato. È piena di gente e di turisti, molto vivace. Al castello facciamo l’ultimo timbro sul passaporto del camminatore (vi avevo parlato del passaporto?!) e ritiriamo il nostro Testimonium di questo cammino. Questo cammino ha un proprio passaporto che va preso a inizio percorso e poi timbrato ogni tappa per testimoniare che l’hai fatto. È un modo per finanziare l’associazione che manutiene il sentiero. Come primo premio del nostro cammino ci concediamo un tartufo, il dolce tipico di questa cittadina. Notevole. Poi conquistiamo l’albergo, anche questo non male e infatti ci facciamo un bagnetto in piscina. Cena e serata nella brillante piazza e poi meritato riposo.
4 maggio
Pizzo Calabro
Intanto siamo in provincia di Vibo Valentia, in partenza eravamo in provincia di Catanzaro.
Oggi la giornata è dedicata a questa turistica cittadina sulla costa. Abbiamo previsto la visita guidata, con la guida Beatrice, del castello di Murat che illustra, appunto, la storia della prigionia e della fucilazione di Gioacchino Murat, generale francese ed ex re di Napoli, qui imprigionato e ucciso nel 1815.
Poi prendiamo un fantastico trenino che ci porta alla chiesa di Piedigrotta, il secondo bene culturale della Calabria più visitato dopo i Bronzi di Riace.
Sembra sia stata fatta da alcuni naufraghi napoletani a fine ‘600, ma poi sono state aggiunte delle cose nel corso dei secoli, come due medaglioni che rappresentano Papa Giovanni XXIII e JFK. Questa nella foto invece è un’opera di un artista che si chiama Tressoldi.
Nel pomeriggio decidiamo di fermarci qui, quindi prima facciamo un ultimo pranzo di pesce nella piazzetta principale, un po’ di shopping di prodotti local e poi andiamo in spiaggia, alcuni a pucciare i piedi, altri a fare il bagno. Altri ancora non sono stufi di camminare e salgono nella parte alta del paese.
Verso sera prendiamo il nostro fantastico treno puntualissimo che ci porta a Lamezia Terme e poi il bus verso l’aeroporto.
Anche questa volta l’aereo arriva con 15 minuti d’anticipo e porta a casa un gruppo di camminatori e camminatrici contente, soddisfatte e grate a questo territorio per tutto ciò che ci ha dato in questi 5 giorni.