venerdì 19 luglio 2024

L’Alta Via num. 1 delle Dolomiti - 19-27 luglio 2024



Quest’anno nessun Tour ma una percorso escursionistico tra i più classici, l’Alta via numero 1 delle Dolomiti. Parte dal Lago di Braies e arriva a Belluno. Di questi 125 km noi ne faremo solo una parte.

19 luglio

Per arrivare in questa zona delle Dolomiti orientali abbiamo fatto il giro largo e previsto una logistica un po’ complicata. Federica e Roberto sono già in zona da un paio di giorni. Mauro ed Eleonora sono al mare a Caorle e raggiungeranno me e Inga che oggi in treno abbiamo raggiunto Lubjana, capitale della Slovenia. Partiti da Milano alle 7.45, siamo arrivati a Trieste puntuali alle 12.40 circa, per poi partire alla volta di Lubiana, con un treno austriaco diretto a Vienna, treno che ha fatto non poche fermate e quindi ci ha messo quasi tre ore.


Usciti dalla stazione la prima meta è l’ostello, un paio di km a piedi verso la periferia. Per questa città ho scelto un ostello un po’ particolare e Inga ha deciso di assecondarmi. Da tempo ero incuriosita dai capsula hotel, tradizione che arriva dal Giappone dove lo fanno x questione di spazio. Le camere sono costituite da loculi completamente chiusi, senza finestre. Ho escluso le capsule dove ci si infila stile bara e ho scelto una camera dove ci sono due letti più o meno a castello con uno spazio veramente risicato per muoversi. Fortunatamente c’è l’aria condizionata 24h, altrimenti non si potrebbe starci. Per concludere l’atmosfera “loculo style”, per entrare in questo hotel bisogna scendere una scala perché tutto si trova sottoterra. Esperienza comunque interessante.



Dopo aver depositato i bagagli prendiamo il bus cittadino e andiamo in centro. Lubjana è una città molto vivace e il centro è molto stile austroungarico. La città è attraversata da un fiume che ha praticamente lo stesso nome della città che taglia in due il centro storico ed è caratterizzato da alcuni ponti molto carini e sovrastato da un castello. Oggi fa un caldo fotonico… in una bella piazza troviamo una serie di bancarelle di street food. Facciamo un giro e vediamo che offrono cose interessanti, devo dire soprattutto carnivore… ci orientiamo sui cinesi e decidiamo di cenare a noodles. Poi scopriamo che questo mercato viene fatto, da marzo a ottobre, solo nei venerdì di bel tempo. Quindi ci è andata molto bene.


La giornata è stata lunga e il caldo ci ha sfiancato. Così io e Maurizio alle 8.30 siamo in branda, nel loculo… domattina ci aspetta una lunga giornata…

20 luglio

Ci svegliamo ovviamente presto e così decidiamo di raggiungere il centro città a piedi. Dobbiamo cercare un posto dove fare colazione. Facciamo un po’ fatica, non sembra una cosa tradizionale. In effetti poi la guida ci dice che al mattino qui si beve solo caffè. Alla fine in un bar vicino al fiume troviamo un bar dove fare una colazione più che dignitosa. Alle 10 abbiamo appuntamento con Eleonora e Mauro e la nostra guida italiana, recuperata da un applicazione che si chiama guruwalk. Ci dirigiamo verso la piazza e li incrociamo seduti al bar.

Oggi il meteo dà pioggia e infatti il tempo di sedersi  e inizia a piovere. Convinco Inga a comprare un ombrello ciascuno e meno male… perché passeremo tutto il giorno sotto la pioggia, a tratti un diluvio.

La nostra guida si chiama Matteo, è un italiano di Firenze che vive qui da 13 anni (mi pare), cioè da quando si è sposato e poi divorziato con una slovena e ha deciso di fermarsi. In tutte le due ore che passeremo assieme ci farà una descrizione della Slovenia e soprattutto degli sloveni idilliaca: popolo pacifico, che non litiga mai, educato, non sporca, il più bravo d’Europa a fare la raccolta differenziata, ecologista, per nulla violento, delinquente o aggressivo. Ha un più alto numero di suicidi che di omicidi. Ha l’unico inno nazionale al mondo che non inneggia alla guerra ma alla pace. così dice Matteo.


La storia della Slovenia come nazione a sé è una storia molto recente. Dopo sei secoli di dominio austroungarico, si è ritrovata inglobata nella Jugoslavia per diventare indipendente nel 1991 dopo una specie di guerra civile durata 10 giorni, senza i drammi che hanno invece vissuto tutti gli altri popoli della ex Jugoslavia.

Una cosa che ho scoperto è che gli sloveni non si considerano un popolo balcanico, a differenza di tutti gli altri, essendo molto più orientato e legato alla storia austroungarica. Questo è anche dovuto al fatto che tutti gli altri popoli dei Balcani hanno subito l’occupazione turca, mentre gli sloveni, grazie all’esercito austriaco, li hanno sempre respinti.

Ho scoperto anche che questa è una zona sismica e Lubjana ha subito due grossi terremoti che l’hanno distrutta, l’ultimo nel 1895. Questo è anche il motivo per cui lo stile architettonico della capitale slovena è per lo più di fine 800-inizio 900, anche grazie ad uno degli eroi di questo popolo che è l’architetto Plecnik, che ha vissuto e lavorato appunto a cavallo di questi due secoli e che ha dato il volto a questa città.


Lasciato Matteo che, come richiesto dalla piattaforma guruwalk, chiede di essere pagato quanto noi riteniamo lui abbia meritato, giriamo ancora un po’ e poi andiamo a mangiare in un tipico ristorante. La pioggia continua incessante. Decidiamo quindi di lasciare la città, recuperare i nostri bagagli nell’ostello e andare al lago di Blend, a mezz’ora dalla città. È un bello specchio d’acqua, molto frequentato dai turisti. Facciamo una sosta e poi ripartiamo, questa volta in direzione Austria, dove dormiremo.


Innanzitutto attraversare l’Austria vuol dire guidare x km in mezzo alla foresta. Il nostro albergo è posto sulla ciclabile che costeggia la Drava, il fiume che attraversa questa valle. Qui c’è una pace e una tranquillità unica… abbiamo dei piccoli bungalow che sono dei gioielli. Anche la cena offerta dalla cucina è veramente ottima.



21 luglio
Salutiamo il nostro ospite austriaco dopo averci offerto un’ottima colazione. La nostra direzione è ormai l’Italia. Attraversiamo ancora per un paio di ore foreste e paesini ordinatissimi, paghiamo un pedaggio al confine per poter fare una galleria e finalmente entriamo in Italia. 
La prima destinazione è il lago di Braies, un bellissimo specchio d’acqua con moltissime gradazioni del verde. Oggi è domenica quindi è molto affollato. Per arrivarci bisogna pagare un biglietto per entrare nel parco, raggiungere un parcheggio, ovviamente a pagamento e pagare la navetta che ti porta al lago. Arrivati sul posto facciamo il periplo del lago (non abbiamo tempo di fare escursioni più impegnative), torniamo al parcheggio con la navetta e poi andiamo a mangiare in un ristorante che ci fa uno sconto di 20€ per aver pagato il biglietto d’ingresso.
Oggi Federica ha avuto un problema fisico quindi la coppia Andrighetto non ci raggiungerà per salire al rifugio. Ci incrociamo solo con Roberto per strada per recuperare la borsa di Maurizio.
Un’altra oretta di auto e arriviamo al parcheggio del rifugio Pederu, ovviamente a pagamento. Riorganizziamo gli zaini sulla base di quello che ci servirà nei prossimi due giorni e prendiamo la salita per il nostro rifugio in località Fanes.
Nel pomeriggio il rischio sarebbe stato il meteo molto incerto e infatti, partiti da poco, arriva una bella grandinata che ci fa fermare sotto gli alberi per circa 15 minuti. Poi ripartiamo, per un po’ smette di piovere ma mezz’ora prima del rifugio ricomincia a piovere bene. Bagnati come pulcini arriviamo in questa bella malga a gestione familiare, dove stasera saremo soli. Quindi la camerata è tutta per noi.
A cena si uniscono tre francesi che dormiranno fuori in tenda. Quando andiamo a letto sentiamo la pioggia che batte sul tetto e ci immaginiamo quei tre poveri ragazzi…
Cena favolosa con ottimi canederli, polenta e funghi e un dolce fritto ma non pesante con crema di vaniglia.
Domani c’è in previsione una bella gita con ferrata. Vediamo il meteo…



22 luglio
Oggi il meteo ci assiste e, dopo una notte di diluvio, la giornata inizia nuvolosa ma nel pomeriggio diventa decisamente più soleggiata. Riusciamo quindi a fare la nostra gita senza il caldo afoso ma soprattutto senza pioggia. Siamo nelle Dolomiti di Fanes (Alto Adige) e la meta di oggi è la cima nove o il sasso del nove, sempre qui all’interno del parco di Fanes. L’avvicinamento è abbastanza lungo e impegnativo. Dopo aver superato gli altri rifugi di questa zona, i più grandi come il Fanes e il Lavarella ( a 2042 mt), il sentiero inizia a salire attraverso un bel prato. Finisce il prato e inizia un traverso su ghiaia che porta al passo Sant’Antonio. Di lato a questo traverso c’è una conformazione di roccia nota come Parlamento delle marmotte, un’area impressionante e gigantesca di gradini naturali di arenaria. In effetti di marmotte ne vediamo a decine. Nella foto qui sotto si vede alle nostre spalle.


Dal passo Sant’Antonio parte un sentiero che sale ripido in mezzo alle rocce, molto friabile, che porta ad un piccolo altopiano da cui parte la ferrata. La ferrata è abbastanza corta ma molto carina, con alcune placche che, viste in foto, sembravano molto più impegnative. 



Finita la ferrata servono altri 15 minuti per arrivare alla croce.


Passiamo di nuovo dal passo. Io ed Eleonora scendiamo con calma al Lavarella a prendere il sole e fare merenda, mentre Inga e Mauro salgono alla cima Sant’Antonio e ci raggiungono dopo. 
Visto che vogliamo, nell’ordine, bagnare i piedi nel torrente vicino al rifugio, fare la doccia, fare il bucato e cenare alle 6.30 pm, scendiamo. Prima di cena abbiamo anche tempo di giocare a carte e, giusto prima di sederci a tavola, ci raggiungono finalmente Andrighetto e Federica. 
Oggi è stata una giornata abbastanza impegnativa e la cena ce la siamo meritata tutta, anche se anche stasera è molto abbondante!
Dopo cena rivediamo il programma di domani, che abbiamo modificato, e poi a nanna. Domani è una giornata di spostamenti ma non solo…

23 luglio


Anche oggi il tempo non ci assiste e dobbiamo rivedere i programmi in corsa.

Di primo mattino scendiamo dalla Ucia Pices  Fanes (il nostro rifugio a conduzione familiare) e raggiungiamo il Pederu dove abbiamo la macchina.

La direzione è il passo Valparola, dopo il passo Falzarego. Abbiamo quindi lasciato le Dolomiti di Fanes e l’Alto Adige per entrare in Veneto, nelle Dolomiti Ampezzane.

Il primo obiettivo è la ferrata Sass de stria, ma quando arriviamo sta piovendo e quelli che arrivano alla fine dicono che è molto umida. Rinunciamo e, visto che siamo nelle zone della prima guerra mondiale, facciamo un giro per vedere le trincee ancora ben visibili. 

Secondo obiettivo: una galleria, sempre avanzo del periodo bellico, che si inoltra per un bel po’ nella montagna. Dopo un giro di perlustrazione, lasciamo perdere. Oggi non è giornata. Nel frattempo continua a piovere, poi smette, poi riprende, ecc.

A quel punto ci dirigiamo verso il rifugio Dibona dove parcheggiamo.

Il tempo continua ad essere incerto,  quindi ci affrettiamo a salire al rifugio Giussani (mt. 2600) dove passeremo la notte.

Mentre saliamo inizia a tuonare e a un certo punto parte una pioggia abbastanza torrenziale che ci accompagnerà fino al rifugio, gestito dal Cai di Cortina.

Due note negative: non ci sono abbastanza ciabatte e mi tocca comprarle a 3€ e poi fare la doccia comporta un gettone di 7€, che fortunatamente riesco a condividere con Federica. Nota invece positiva: il rifugio è molto curato nei particolari e negli oggetti di arredamenti, in particolare con l’uso del cuore ovunque, anche nelle bellissime stoviglie.

Verso cena il tempo migliora e così riusciamo a vedere le tofane che ci circondano, soprattutto la Tofana di Rozes, che sovrasta il rifugio.



Cena buona, come ormai nella media di questa zona. Domani il meteo sembra essere meglio. 
Qui sotto la Tofana di Rozes. Il parcheggio del Dibona sarà in tutti e tre i giorni in cui ci fermiamo preso d’assalto da auto da ogni parte di Europa di persone che vengono qui ad arrampicare.



24 luglio


La giornata inizia tutta in discesa, visto che partiamo dal rifugio Giussani per tornare al Dibona, dove si trovano le auto. Foto di gruppo di rito e si parte.



Raggiunte le auto, la direzione è il passo Falzarego (2109 mt). Il nostro obiettivo è l’anello del Lagazuoi, che riunisce in sé non solo la bellezza di queste Dolomiti ma anche la storia della Prima Guerra mondiale. Già al rifugio Giussani avevamo visitato le caserma Cantore e la targa lasciata in sua memoria.



Partendo dal passo si sale sul sentiero verso sinistra per un bel po’, fino a raggiungere l’attacco del sentiero attrezzato Kaserjager, la via di comunicazione tra il fondovalle e le postazioni austriache in quota sul Lagazuoi.




Mi immaginavo fosse più una via ferrata, invece è appunto un sentiero parzialmente attrezzato che conduce alla cima del Piccolo Lagazuoi (2835 mt), dove si trova un rifugio raggiungibile anche in funivia, quindi particolarmente affollato. 




Dopo la pausa pranzo ripartiamo perché la discesa si prospetta molto interessante. Dietro il rifugio infatti parte la Galleria Italiana scavata nella roccia dai nostri alpini durante la guerra, galleria che ha dell’incredibile! Ogni tanto al suo interno si trovano dormitori o balconi con vista sul passo e sul famoso cratere della mina austriaca. Questa tracciato si può percorrere solo col casco, perché si prendono delle cozzate tremende alla testa, e con la frontale, perché ovviamente è completamente buio.



Ad un certo punto c’è una deviazione che porta alla cengia Martini, la postazione più importante in questa parte del fronte. La linea del fronte infatti tra l’impero austro-ungarico e il regno d’Italia passava tra il Sasso di Stria e il piccolo Lagazuoi e tagliava la zona del passo Falzarego. 
Col tempo la Cengia Martini venne dotata di camminamenti, cucine, mensa, magazzino, telefono, stazione teleferica, posto di medicazione, fucina, falegnameria, fureria, in parte visibili ancora adesso. Gli italiani tennero questa postazione per molto tempo, nonostante gli attacchi austriaci, fino alla ritirata nel ‘17.

Tornati indietro riprendiamo la galleria che prosegue ancora per un po’ nelle viscere della montagna, fino a sbucare su un sentiero poco sopra il Falzarego.

Sul sentiero abbiamo anche incontrato dei volontari che facevano manutenzione, soprattutto nella parte della cengia Martini. Sono di Treviso e hanno una loro sede alla base del sentiero.



Il giro di oggi è stato molto soddisfacente, vario… e anche emozionante. Pensare a cosa succedeva qui poco più di 100 anni fa…

Tornati al rifugio Dibona, dove passeremo ben tre sere, facciamo la solita cena luculliana a cui ormai ci hanno abituato e poi andiamo in branda.

Oggi in discesa ho incontrato una vipera nera. Devo dire che mi ha impressionato assai, anche se forse lei era più spaventata di me… mi è dispiaciuto non averla fotografata.


25 luglio


Dopo l’anello del Lagazuoi, oggi ci dedichiamo ad un altro anello, quello del Nuvolao. Il punto di partenza è sempre il passo Falzarego (2105 mt) da cui inizia un bel sentiero che, dopo aver superato un bel laghetto dove una coppia appena sposata sta facendo un book fotografico, sale lentamente fino a raggiungere la forcella Averau (2435 mt). Dopo un traverso giungiamo al Rifugio Averau (2416 mt), rifugio dolomitico come sempre affollato perché vi giunge una funivia.

Anche oggi vogliamo inserire un diversivo al percorso escursionistico. Prendiamo quindi un sentiero che ci porta all’attacco di una breve ferrata, che facciamo con soddisfazione anche se corta.


Usciti dalla ferrata dopo almeno venti minuti di cammino arriviamo sulla vetta del Monte Averau (2647 mt). Dietro di noi la Marmolada.




Per tornare al rifugio dobbiamo purtroppo disarrampicare la ferrata, meno divertente…

Oggi il nostro anello prevede una serie di rifugi, tra cui il più storico delle Dolomiti, cioè il Rifugio Nuvolau (2575 mt), posto al di sopra di un lungo scivolo di roccia da cui si domina Cortina. 



Arrivati in cima ci concediamo una superba pausa pranzo, costituita da un semplice panino con formaggio e verdure ma gustosissimo e cucinato in maniera superba. Mangiato su una panchina del Nuvolau, tra le cinque torri, le tofane, la Marmolada… cosa si può aggiungere?



Scesi dal Nuvolau raggiungiamo poco sotto il Rifugio Scoiattoli (2255). Siamo sotto le cinque torri, di cui non possiamo ovviamente non fare il giro, passando poco sopra il Rifugio cinque torri (2137 mt). Molti scalatori sono impegnati ad arrampicare sulle torri. 




Troviamo un’altra postazione di questa serie di musei all’aperto della Prima Guerra Mondiale che ormai ci ha accompagnato in questi giorni (Lagazuoi, 5 torri, sasso di Stria, forte tre sassi).




Ormai ci rimane solo la discesa verso il Col Gallina, dove si conclude la lunga escursione di oggi. Al rifugio ci aspetta un’altra cena che, x quelle che sono le mie abitudini, è veramente troppo abbondante… stasera quasi sto male…


26 luglio

Oggi dedichiamo la giornata ad una ferrata tra le migliori della zona. Si chiama Via Ferrata degli Alpini o ferrata Col dei Bos. La partenza è poco prima di raggiungere il passo Falzarego, in vicinanza di un ristorante da cui parte un sentiero che in circa mezz’ora ci porta all’attacco. È una ferrata recente, fatta dal comando delle Truppe Alpine di Bolzano nel 2007-8, che risale tutta la cresta della montagna.




La ferrata richiede quasi tre ore ed è piuttosto impegnativa, soprattutto nella parte iniziale, ma comunque richiede una costante attenzione e forza fisica per tutta la salita.

Finita la salita dopo un breve cammino si arriva in cima al Col dei Bos (2559 mt).




Dopo la pausa pranzo prendiamo il sentiero di discesa e arriviamo al parcheggio, dove ci prendiamo la prima birra meritata della giornata.

Grande salita, impegnativa ma fattibile, alla fine tuti moooolto soddisfatti della prestazione.


27 luglio
È il giorno del ritorno. Anche se questo blog si chiama Alta Via numero 1 in effetti non abbiamo percorso in maniera precisa e itinerante la via. Non aver trovato posto nei rifugi delle varie tappe ci ha impedito appunto di farlo. L’abbiamo però tenuta come ispirazione rispetto ai luoghi da visitare e alle escursioni da fare, anche se non ci siamo limitati all’aspetto escursionistico ma abbiamo integrato con sentieri attrezzati e vie ferrate.
Adesso è mattina e stiamo per scendere dal rifugio Dibona dove siamo stati tre giorni immersi e circondati da queste montagne. La giornata riserva ancora qualcosa.
Eleonora, Mauro e Inga decidono di chiudere la settimana con la ferrata del Saas de stria. Io invece sono molto soddisfatta di quella di ieri e oggi voglio fare la turista. Quindi vado al museo della Grande Guerra “tre sassi”, costruito all’interno di un forte. È il museo più importante delle Dolomiti sulla Prima Guerra Mondiale. 



È ricchissimo di cimeli del periodo, sia austriaci che italiani. Del resto questa zona prima della guerra era parte dell’impero austroungarico. Fuori dal forte c’è un signore di 70 anni che spiega ad una comitiva come è nato il museo. Prima suo padre e suo zio raccoglievano per i monti ciò che restava della guerra per rivenderlo e guadagnarci qualcosa; lui invece, dall’età di 14 anni, ha iniziato ad accumulare materiale fino a quando ha chiesto al sindaco di Cortina di fare un museo. E così è stato.
Oggi ho decisamente capito cosa si intende col termine overtourism. Già stamattina (oggi è sabato) il parcheggio del rifugio Dibona era pieno fino all’inizio del sentiero e, mentre noi stavamo scendendo, salivano auto e furgoni (diffusissimi i van adibiti a camper) in un numero così elevato che non sarebbe bastato un altro parcheggio, già piuttosto grande. Quindi molte le auto lasciate a bordo strada. La strada che ci porta a Cortina è una lunga fila di auto e moto. Il carico di mezzi meccanici su questa montagna è impressionante!
L’ultima meta della vacanza è quindi Cortina. Fortunatamente il centro storico e la via principale sono pedonali. Facciamo una vasca e diamo uno sguardo ai negozi e poi ci concediamo l’ultimo pranzo coi canederli (io ed Eleonora ) e con la salsiccia e crauti (gli altri). Compriamo uno strudel e siamo veramente pronti per partire!
La via che ci porta a Belluno e all’autostrada passa da Longarone. Uno sguardo alla diga del Vajont e si torna a casa!



mercoledì 24 aprile 2024

24-28 aprile GTE Grande Traversata Elbana

E anche quest’anno è arrivato il momento del trekking primaverile del CaiVarese. Io e Nadia abbiamo scelto l’isola d’Elba, in particolare la famosa GTE, Grande Traversata Elbana, che percorre l’isola da est a ovest. Il punto di partenza è Cavo, dove arriva il traghetto da Piombino, ma x arrivare a prendere quel traghetto sarà un vero viaggio della speranza…


Siamo 19. La ventesima persona è ammalata e non è riuscita a recuperare.

Partiti da Milano alle 8 arriviamo a Firenze puntuali col Frecciarossa. Poi avrò la conferma che la Toscana è un gran casino attraversarla utilizzando i mezzi pubblici… a Pisa c’è un problema sulla linea, quindi il ns treno è annullato e quello successivo ci fa perdere il traghetto… quindi prendiamo il treno (per forza… che alternative abbiamo?) e ci attiviamo x modificare il traghetto, cosa che fortunatamente ci riesce. Peraltro cambiamo da traghetto ad aliscafo, guadagnando del tempo. Dopo una serie di lunghe pause che ci permettono di visitare Pisa e stazionare al porto di Piombino marittima, finalmente ci imbarchiamo.

A Pisa io ne approfitto x vedere l’unico murales di Keith Haring in Italia. Si chiama Tuttomondo, del 1989.



Dopo 15 minuti di aliscafo arriviamo al porto di Cavo. Alla fine ci abbiamo impiegato quasi un giorno, ma siamo tutti motivati e domani inizia l’avventura. Dal porto in poi ci rendiamo conto che le persone con lo zaino sono sempre più; evidentemente molte persone hanno  avuto la ns stessa idea… anche nel ns albergo c’è un gruppo di escursionisti con un accompagnatore e il pulmino x i bagagli… no comment 
Cena di ottimo livello.

Secondo giorno- Cavo - Porto Azzurro, 22 km, 1050 metri D+
Dopo una abbondante colazione, recuperiamo i panini per il pranzo e partiamo. 
Oggi è il 25 aprile! W la resistenza!
Dopo aver fatto un breve tratto di lungomare prendiamo una strada sterrata che si inoltra subito nella vegetazione e inizia a salire.
Per tutto il giorno saremo immersi in una vegetazione incredibile, una macchia mediterranea resa molto rigogliosa dalle piogge dei giorni scorsi, con una varietà incredibile di fiori e di odori.



Il percorso è costituito da un saliscendi che ci porta verso sud, lungo un crinale che passa da Monte Grosso (344 mt), monte Strega (427 mt), monte Capannello (408 mt) e infine Cima del monte (515 mt), la vetta più alta di oggi. Per tutta la giornata abbiamo sempre la possibilità di vedere il mare sue due o tre lati, di vedere la costa toscana, di vedere altri paesi come PortoFerraio, di vedere le altre isole dell’arcipelago. La visibilità permette di far spaziare la vista a 360 gradi e alla fine la giornata sarà una grande immersione nella natura.



L’unica pecca oggi è il numero incredibile di persone che fanno il sentiero. È veramente molto affollato! Anche da tante bici! Apprezzo però il fatto che sono molti i gruppi di giovani impegnati sulla GTE, spesso con tende e materassini. Avevo notato questa cosa anche sulla via degli dei. Forse percorrere i cammini sta prendendo piede anche tra i ragazzi e le ragazze.


Iniziamo la discesa verso Porto Azzurro, fino al bivio dove lasciamo la GTE per incontrarci con il proprietario della cantina Arrighi. Ci fa fare un giro turistico delle sue vigne, illustrandoci anche le varie installazioni artistiche poste qua e là tra i filari. C’è anche una big bench… è arrivata anche qui. Ci mostra inoltre i tre muretti a secco fatti costruire nel corso del tempo per dar solidità al terreno, uno fatto da albanesi, un altro da sardi e il terzo da romeni. Arrivati a casa sua troviamo una tavolata per la degustazione dei suoi vini. Proviamo due bianchi e due rossi, accompagnati da salumi e formaggi locali come pecorino e finocchiona, e poi l’Aleatico, un vino passito molto speciale e molto buono, questo invece abbinato ad un dolce tipico dell’isola. Assaggiamo anche il suo olio.
Antonio è veramente una persona eccezionale, porta la sua passione per il vino in giro per il mondo e riesce a trasmetterla anche a noi. La particolarità del suo vino è che viene lasciato riposare o nelle classiche cisterne d’acciaio o nelle botti barrique di legno oppure in anfore di terracotta! Sono anfore di 200, 300 o 500 litri, fatte a mano a Impruneta, vicino a Firenze e poi trasportate qui.
Fa anche un altro vino unico. Prende l’uva, la mette dentro delle nasse e le immerge in mare a 10 metri di profondità per 5 giorni. Poi mette l’uva ad asciugare al sole e poi ci fa il vino. Produce 240 bottiglie all’anno di questo vino che si chiama Nesos e che vende a 200 euro a bottiglia. Il suo è un vino ovviamente non distribuito nella GDO ma con una clientela di nicchia. Del resto la cantina che visitiamo è piccola.
Salutiamo il nostro ospite e scendiamo a Porto Azzurro dove raggiungiamo l’albergo, non senza prima essere passati attraverso un set cinematografico di chissà quale serie o film vicino al ns albergo.
Cena ottima al porto, anche se molto in ritardo.

Terzo giorno- Porto Azzurro- Procchio (località Biodola), 20 km, 700 metri D+
Oggi la tappa è bella anche se meno panoramica di ieri. Ci sono meno scorci ma la vegetazione è ancora molto rigogliosa e il verde invade lo sguardo. Mi colpiscono i sugheri con un tronco notevole e le pinete di pini marittimi che si distendono per tutte le colline e occupano ogni spazio.
Anche la prima parte della giornata è caratterizzata dalla massa di gente, come ieri. Nelle parti strette dei sentieri si forma la coda… nel pomeriggio fortunatamente- non so perché - torniamo ad essere solo noi e sembrano essere tutti spariti.



Come ci aveva annunciato il sig. Arrighi, il percorso è quasi tutto su una strada militare, a tratti diventa un sentiero stretto oppure sbuca su una strada asfaltata. Sapevamo che in questi giorni c’era una gara di rally sull’isola, infatti si sentivano i motori in lontananza. Ad un certo punto incrociamo una strada dove passano queste auto e ovviamente il traffico è bloccato… quindi, tra un’auto e l’altra fanno passare gruppi di 4 persone che devono camminare stando sul bordo della strada e devono aderire al muro quando si sente il rombo del motore, e quando arrivano ovviamente ti sfrecciano a fianco… devo dire che fanno parecchia paura…A ME hanno fatto molta paura!
Riprendiamo quindi il sentiero per un po’ di km, fino a quando usciamo dalla GTE perché non abbiamo trovato da dormire a Procchio ma in una frazione, Biodola.
Visto che è ancora metà pomeriggio andiamo in un bar davanti alla spiaggia dove ci concediamo prima la merenda e poi l’aperitivo. Intanto due di noi, Julia e Mariangela, si concedono un bagno…
Cena in albergo.


Quarto giorno - Biodola- Procchio- Pomonte- Fetovaia (5km + 9 km)
Usciti dall’albergo becchiamo subito uno scroscio di pioggia terribile che ci costringe a ripararci sotto una tettoia e a rivedere il programma di oggi. La pioggia va avanti da ieri sera e non sembra voler diminuire.
Quando smette di piovere almeno per un po’ decidiamo di fare comunque il sentiero sulla costa che porta a Procchio. Si chiama sentiero della salute e vi si accede solo se una buon’anima di un grande albergo ti apre un cancello, visto che il passaggio è loro proprietà. È un sentiero che parte dalla spiaggia e poi sale un po’ nella vegetazione, ma sempre rimanendo a lato del mare. Prevede anche il passaggio in una grotta. Bellissimo!



Arriviamo a Procchio. Il meteo è troppo instabile, il terreno è impregnato d’acqua e scivoloso e la cima di monte Capanne (la cima più alta dell’Elba) è immersa nelle nuvole e rimarrà così tutto il giorno. Decidiamo quindi di prendere il pullman per Pomonte, dopo una sosta aperitivo davanti alla spiaggia, accompagnata da una radio che emette fantastica musica americana anni 80.
Il pullman subisce anche lui la presenza del rally, che c’è anche oggi ma di auto d’epoca. Costretti a fermarci e ad aspettare il passaggio delle auto, ci divertiamo a indovinare i modelli delle auto di parecchi anni fa! Dopo un passaggio di alcune Porsche, ripartiamo.



Pomonte è decisamente l’arrivo della GTE. Sembra di essere nella piazza di Santiago…più o meno… qualcuno oggi ha fatto monte Capanne, tra il fango e la nebbia e la pioggia, molti hanno rinunciato.
Arrivati in albergo, lasciamo gli zaini e andiamo in esplorazione. Scopriamo un sentiero costiero che porta a Fetovaia, dicono una delle spiagge più famose dell’Elba. Anche qui si parte dalla spiaggia, poi ci si inerpica un po’ nella vegetazione, si fa anche un pezzo di strada asfaltata e poi si sbuca alla famosa spiaggia, dove nel frattempo è arrivata una compagnia di rider. Sono tanti i motociclisti che abbiamo incontrato in questi giorni. Ritorniamo sui nostri passi ma al ritorno facciamo una variante che ci fa attraversare la vegetazione, ammirando così di nuovo stupende piante e fiori di questa isola e tutti gli odori  abbinati.
Dopo cena ultima passeggiata nel paese fino alla spiaggia e poi a nanna. Domani si torna.


Quinto giorno- Pomonte- Portoferraio- Piombino- Milano
Oggi è la giornata del viaggio della speranza al contrario. Abbiamo di fronte una successione di mezzi pubblici che, da stamattina a stanotte, ci riporterà al nord.
Si parte con il bus che da Pomonte ci porta a Portoferraio. Ci piazziamo presto alla fermata del bus per anticipare la gente che prevediamo si presenterà. Incontro un gruppo di bustocchi (amico in comune: Zuffinetti). Carramba! Il pullman si riempie come un uovo di persone, fino a dover rifiutare di caricare altre persone.



Arrivate a Portoferraio, abbiamo il traghetto che in un’ora ci porta a Piombino marittima. Bellissima navigazione in una giornata assolata e calda. Poi abbiamo il treno per Campiglia marittima, dove cambiamo in direzione Pisa per poi cambiare ancora in direzione Firenze. A Firenze abbiamo il Frecciarossa che ci porta a Milano. Fortunatamente tutti i treni sono in perfetto orario e l’incastro di coincidenze esce a perfezione!
Quindi possiamo permetterci di fare un bilancio di questo trekking che ha unito un gruppo molto diverso di persone (alcune sconosciute a me e Nadia) ma che, mi sembra, si è amalgamato bene.
L’Elba è stata una vera scoperta. Bellissima isola, in questo periodo in una esplosione di vegetazione dai molteplici colori e profumi. Bei sentieri, segnalati, frequentati. Ottima l’accoglienza da parte di alberghi e ristoranti, che forse si stanno abituando anche agli escursionisti e non solo ai vacanzieri estivi.
Partiti alle 10.55 da Pomonte entro in casa alle ore 23.30; dopo un bus, un traghetto e 5 (cinque) treni e 12 ore e mezza sono passata dall’isola d’Elba a Busto Arsizio. Finalmente a casa.